41° New York City Marathon - 20° Posto Assoluto - 1° Europeo

41° New York City Marathon - 20° Posto Assoluto - 1° Europeo
Un Sogno Ad Occhi Aperti...

martedì 24 aprile 2018

Vivicittà di Palermo - Coraggio Consapevole

Partenza molto affollata!
Palermo - 15 aprile.

E' passata una settimana dalla Milano Marathon.
E' stata una trasferta entusiasmante, ho regalato un treno pieno di emozioni a mio figlio ed in fondo, nonostante sia stato il viaggio più sfiancante di sempre, ne è valsa la pena.
Altresì non ho avuto modo di riposare durante la settimana e ci siamo reimmersi nella routine quotidiana una volta tornati a casa anche se a metà settimana iniziavo ad avvertire la voglia di correre.
Peccato che questa sensazione sia durata poco e che nel weekend abbia avvertito parecchia stanchezza che forse era la stessa del viaggio milanese che presentava il conto a distanza di giorni.

Ovviamente volevo correre al Vivicittà di Palermo, è un evento irrinunciabile che ha fatto la storia del podismo locale da quando ho messo le scarpe da corsa ai piedi.
I tempi sono cambiati ma l'organizzazione continua a fare del suo meglio per primeggiare nella classifica nazionale portando in Città i migliori interpreti del mezzofondo siciliano.

Avevo un numero di pettorale basso al sabato, e prometteva bene.
Foto di Maurizio Crispi
Mi sforzavo di sentirmi meglio ma la stangata che avevo preso al venerdì sera non si spiegava.
Sabato mattino sveglia puntuale alle 07:00 e poco spazio per rilassarsi.
La domenica della gara il clima era molto pacato, come il cielo pieno di nuvoloni minacciosi che avrebbero eruttato una forte pioggia soltanto a tarda serata.
C'era tanta umidità che dava sensazione di caldo nell'aria ed un buon numero di partecipanti al via, ma il grosso della festa lo daranno le famiglie con i bimbi per la passeggiata ludico motoria in programma dopo la corsa agonistica.

Il percorso adottato dallo scorso anno non è certo noto per essere facile: si corre sul lungo rettilineo di Via Libertà a salire fin quasi ai piedi della Statua che si erge a guardia del Parco della Favorita, fino al giro di boa più avanti del Teatro Politeama, il tutto su due giri da 6 Km.

Stringere i denti... quasi all'arrivo
Il favorito, Mohamed Idrissi è bello e rilassato: sa bene di saper correre con ampio vantaggio ed io stesso, reduce dalla Maratona di Milano non potevo eccellere per brillantezza; al femminile il pronostico era ancora più facile per una vittoria scontata della bravissima e Nazionale Silvia La Barbera ora in forza al Caivano Runners.

Il via, in senso opposto alla marcia dei mezzi ed in salita, vede subito avanti Idrissi che corre sotto i 3'10"/Km con molta agilità.
In quel momento un pensiero cade su Hamad Bibi, attualmente infortunato e già da qualche mese lontano dalle gare.
Resisto alla sua ruota ma solo per quattro chilometri e devo iniziare a pensare a me stesso.
Lo vedo discretamente avanti e fino al termine del primo giro poi così distante non è.
In realtà la mia gara torna ad essere in salita a tutti gli effetti e mentre scollino nuovamente verso la grande Statua, mi raggiunge Lucio Cimò che conferma il suo buon stato di forma delle ultime settimane.

Lucio in realtà addormenta il ritmo e non mi aiuta a tenere un buon passo, come se in salita volesse riposare.
Nel tratto di ritorno, ovviamente in discesa, provo ad incrementare insieme a lui e sento che da dietro potrebbe rinvenire un terzo incomodo per la lotta del podio.
Intanto Idrissi continua costante sul suo ritmo e si allontana ormai irrimediabilmente.

Il momento del ricongiungimento
Passati sotto lo striscione d'arrivo in direzione opposta, mancavano ancora due chilometri e mezzo e da dietro ormai Fieramosca da Sciacca, un valido runner sempre nella Top Ten delle gare regionali, si fa sotto a noi due.

Lucio incrementa il ritmo su Via della Libertà ormai piatta e nei pressi dell'ultimo chilometro mi stacca inesorabilmente e si invola temendo la rimonta di quest'ultimo atleta.
Io non sento più i piedi, ovviamente una settimana non è bastata per recuperare a pieno dallo sforzo milanese e pago a caro prezzo la voglia di seguire Idrissi.
In quel momento visualizzo alcuni flashback dei Vivicittà di molti anni or sono, quando mi capitava di dover respingere alcune rimonte o vendere cara la pelle per difendere una posizione.
A quei tempi lo striscione d'arrivo era collocato a fianco del Teatro Massimo e giungeva dopo alcune curve molto tecniche su basolato, ero giovane, motivato e con l'agonismo che sprizzava da ogni poro :-)

Premiazione Master
In realtà in quel frangente non mi sento affaticato ma è il mio fisico a spegnersi verso gli irrimediabili, ultimi cinquecento metri che mi vedono arretrare e perdere un'altra posizione: sportivamente accetto il quarto posto e rifletto sul da farsi a partire dalla prossima settimana.

Occorrerà ricominciare con un minimo di potenziamento muscolare ed approcciarsi alle salite per riacquisire nuovamente elasticità e velocità.
Il bello è aver pensato a tutto questo durante la gara, spingendomi oltre l'attuale che tanto onore non mi fa...

Fa piacere avere il tifo del pubblico locale, specie ogni qualvolta passavo sul traguardo e sapere che in tanti seguono le mie storie e la mia vita.
Occorrerà una nuova fase di allenamenti e finalmente potrò pensare meno alle lunghe distanze, a meno che si materializzi ufficialmente un'occasione che inseguo da tempo...

(Ringrazio Sicilia Running per la costante passione sportiva, la Trinacria Palermo e Maurizio Crispi)

martedì 17 aprile 2018

Milano Marathon 2018 - Una Nuova Visione della Competizione

L'arrivo, sognato ed un po meno sofferto
Ciao Milano, 08 aprile 2018.

Finalmente torno a viaggiare, nella Città che negli ultimi anni ho sempre più apprezzato.
Detto da un meridionale affezionato alla propria terra fa quasi effetto, ma la concretezza, l'organizzazione, la pulizia e la modernità di questa Città mi affascinano.
Ed ogni anno vengo alla Maratona sicuro che tutto andrà per il verso giusto ed apprezzerò il calore degli amici lasciati lì e l'organizzazione di alto livello.

Mi domandavo se mi fossi davvero stufato di correrla questa Maratona, ma in realtà dovevo domandarmi se era giusto presentarmi lì.
Nelle ultime tre settimane dal Grande Evento, avevo provato il tutto e per tutto, improvvisando tra l'altro un improbabile fartlek di 24 Km dentro il Parco Uditore (di soli 1.250m di giro, su sterrato, erba e ricco di curve anche strette) solo per essere il più vicino a casa e gestire al meglio il poco tempo a disposizione.
Era un sabato pomeriggio ricordo, il 24 marzo, motivato solo perchè ripetevo a me stesso: "ma cosa devo andare a raccontare a questa Maratona?" ed essendo un Parco cittadino man mano che avanzava il pomeriggio arrivavano sempre più famiglie con bambini che mai si spostavano dal percorso per passeggiare con bimbi, cani o biciclette.
Eppure sono riuscito a chiudere aiutato dal segnale GPS un totale impietoso di 21 Km ed una media alta, quasi vergognosa, con la testa che quasi mi girava e, senza altro da dare mi ripetevo: "ma cosa devo andare a raccontare a Milano?"

Pochi giorni dopo, a metà settimana, durante un varco giornaliero più ampio, butto giù ed improvviso il lunghissimo di 2h30' e mi impongo che sia un percorso difficile ma non il solito e monotono che ripeto.
Stavolta passo velocemente dentro il parco della Favorita e da lì corro su asfalto lungo il giro dell'Addaura molto vallonato.
Tutto bello, tranne per il fatto che quel pomeriggio il fisico non ne voleva sapere di correre a lungo, mi chiedeva ripetutamente di fare un'oretta tranquilla ed io dovevo farne due e mezza con un discreto caldo: tremendo!
Il giro che imposto mi forza a correre perchè se no sarei troppo lontano da casa, ma sulla via del ritorno (ancor più difficile) decido di terminare gli ultimi 15 minuti a passo di jogging e concludo con 2h15' da buttare.
Sempre stanco a sera, nell'ultima settimana di scarico sotto la doccia continuavo a ripetermi: "cosa dovrò raccontare alla Maratona di Milano?"
Il senso della mia frase è semplice per chi non l'abbia capito: la Maratona è un esame difficile da superare, alle volte ci metti un anno intero per superarlo, i più esperti impiegano soltanto tre mesi, ma sempre un duro esame è.
E quando ti presenti all'esame impreparato è molto facile che farai scena muta o nel caso podistico, finirai male, molto male.
Ed ero preoccupato, giustamente.

Avevo la serenità del volermi divertire, ho aiutato un mio amico a preparare la sua Maratona di Roma nei lunghissimi ed in qualche altro specifico e chiuderà in 3h00' lo sforzo.
Sarà soddisfatto della prestazione ed io con lui.

Giunti a Milano al venerdì 06 con l'intera famiglia al seguito, non ho potuto vivere le sensazioni di scarico pre-gara nè alimentarmi con minuziosa attenzione: dopo una mattinata infinita giunti alla stazione Centrale di Milano, ho divorato una pezzo di pizza gigante ed un paio d'ore dopo sono riuscito a correre i miei 40 minuti per scaricarmi dal viaggio.
Il mio stomaco l'aveva assimilata come se nulla fosse, brutto segno, ero in evidente crisi di fame...
In partenza con l'amico di mille battaglie, Vito Sardella!

Dato per scontato che al sabato 07 il copione sarebbe stato lo stesso, inseguendo costantemente un bimbo tanto piccolo tanto voglioso di correre su e giù per i prati, per le strade milanesi e che adora fare le salite (!) riesco a prendere il pettorale all'Expo Mi.Co. gremito di persone al mattino per via dell'evento pensato per le famiglie che ha avuto enorme successo vista l'enorme quantità di persone presenti per le strade che attorniavano i Tre grandi grattacieli (di cui uno in costruzione).

Volevo passare a ringraziare Renzo Barbugian (nome noto nel panorama running milanese) per avermi omaggiato il pettorale, senza passare da canali ufficiali, inviti, hotel e altro, purtroppo non ci siamo potuti vedere, spero ci sarà un'altra occasione.
Ed una menzione speciale anche all'amico Michele, qui coordinatore del gruppo dei pacemakers, che vedo raramente, ma con il quale si condividono gioie ed emozioni :-)
Il numero di pettorale alto forse può dar fastidio a qualcuno, ma a me non importa nulla: avevo l'accesso in griglia attaccato agli Elite ed è andata benissimo, il pettorale non fa l'atleta si dice ;-)

La sera, in un raro momento di serenità, facevo il briefing in famiglia e sistemavo il pettorale sulla maglietta (scelta ponderata per via del caldo annunciato oltre che del vento freddo che insisteva in quei giorni) e leggevo il prontuario sulle regole da seguire la mattina della gara.
Non riuscivo a capire cosa significava la dicitura: "non garantiamo il tuo accesso in griglia se ti presenti ai cancelli del Parco Indro Montanelli dopo le ore 07:45" (o giù di lì) dato che la partenza era ampiamente prevista per le ore 09:00, ma capivo che con le nuove norme antiterrorismo il giardino era completamente blindato, la fermata metro sotto il giardino era chiusa e nessun'altro poteva entrare lì dentro oltre ai soli atleti.
Quindi sveglia prestissimo e via con la sacca trasparente dotata dall'organizzazione!

Quella mattina, giunti al Gate di ingresso da me deciso (altra singolarità delle nuove norme), realizzai subito che dovevo mettermi subito in coda per entrare dentro il parco: una attesa infinita mi aspettava prima di superare il varco d'accesso che prevedeva il controllo di ogni singola persona con soli due metal detector.
Un quarto d'ora dopo il mio arrivo in coda all'ingresso, la fila era divenuta insostenibile e presto avrei capito che forse sarei riuscito in tempo appena per sistemarmi in griglia e nulla più...

Durante il tempo di attesa non ero visibilmente nervoso, ma la tensione pre-gara attaccata allo stomaco mi chiedeva di fare una sosta in bagno che non riuscirò a fare.
Fortunatamente era gestibile ma l'unico pensiero che mi veniva in mente era: "vent'anni fa era più bello correre, tutto più spontaneo, genuino... Oggi ti stanno facendo passare la voglia, il Mondo sta cambiando solo in peggio...".

Devo fare in fretta, mi cambio al volo per consegnare la sacca con gli effetti personali ed a malapena corro solo cinque minuti: poco male, sapevo bene di avere una autonomia di gara molto risicata e che mi potevo tranquillamente riscaldare nella gara stessa.

L'accesso in griglia è molto comodo, c'è molto spazio dentro la griglia attaccata agli atleti invitati e sono molto più sereno, l'ordine regna ed il clima è rilassato... almeno la giornata volge al meglio ed il sole spunta in cielo senza fare troppo male.

Finalmente si parte, in perfetto orario.
Vengono messi a disposizione dei "Super Pacemakers": da 2h35', 2h40', 2h45' e 2h50'.
Esordio con la maglia Mizuno!
Inutile dire che quando guardo i Campioni nei nomi di Giovanni Gualdi e Stefano Scaini che traghetteranno le 2h35' non perdo l'occasione e sono consapevole che due atleti così esperti correranno con ritmo costante e preciso!
Come immaginato, penso a divertirmi per i primi chilometri e mi godo la gara.
Il percorso subisce qualche piccola modifica rispetto allo scorso anno, così i primi dieci chilometri mi godo in pieno relax il ritmo assestato sui 3'40"/Km per le vie cittadine e molto presto affianchiamo il sempre fantastico Duomo.
In pratica dopo poco tempo riesco a capire che il percorso viene modificato di modo tale da lasciare il centro cittadino tre chilometri dopo circa, consentendo di correre meno in periferia.
Psicologicamente sarà una scelta apprezzatissima per me affezionato spettatore in corsa dell'evento.

Purtroppo il segnale GPS va per i fatti suoi molto presto e sfalsa aggiungendo centinaia di metri dalla misurazione ufficiale.
Il mio orologio, pur essendo molto preciso ed implacabile, stavolta ha sbagliato o meglio, probabilmente ha misurato anche i cambi di direzione che capitavano specialmente durante i rifornimenti d'acqua e sali ogni 5 Km...

La corsa sfila rapidamente sui binari della tranquillità con il folto gruppo che costituiva il sempre costante e positivo supporto dei due Top Runners adibiti a Pacers.
Dentro il gruppo spiccavano due donne: una spagnola ed una biondissima, sconosciuta, che man mano scoprirò essere italiana o meglio... lombarda e ben motivata dal pubblico e dalla crew che l'ha allenata in questi mesi: Laura Gotti.

Passaggio alla mezza maratona in 1h17'00" ed il senso della precisione ci sta tutto.

Ormai siamo abbandonati a noi stessi (nel senso del percorso): fuori mano abbastanza da trovare pochissima gente sul percorso, ma non aspettavo che giungesse il momento di passare intorno all'ippodromo.
Come detto, se lo scorso anno era il passaggio a metà gara, stavolta già eravamo sui 24 Km ed era fantastico: il muro dei 30 K era molto più vicino.
Bevo e mi alimento regolarmente, i due gel che avevo ai lati del pantaloncino li ho già consumati con sapienza, pensavo alla colazione non molto abbondante, ma non avevo fame quella mattina.

Gualdi ci sprona, è un vulcano di ottimismo ed energia e tutto questo mi serve perchè da lì in avanti la gara cambia.
L'amica Giovanna immortala l'esatto momento in cui deciderò di lasciar
andare via il gruppetto ormai ridotto a poche unità
Il ritmo subisce un leggero incremento e solo le due donne, agguerritissime reagiscono all'allungo, oltre ad un runner torinese costantemente attivo in testa a tirare la corsa, come se volesse qualcosa di più da quel ritmo.
Resisto e riesco a rintuzzare la difficoltà, voglio essere trascinato da tutta quella positività ed in fondo non è una scelta sbagliata.
Giungo al 30° superando il ponte cittadino ed afferro altri due gel offerti dagli sponsor, e resto con i pochi superstiti del gruppo.

Le cose si fanno difficili e stringo i denti, non voglio perdermi il momento dell'aggancio della Rosaria Console da parte delle due ben meno note atlete arrembanti.
Cadono i primi birilli e siamo al 35°K, e non voglio arrendermi, ma i piedi iniziano a darmi brutti segnali.
Se arrivi vicino al 40° K e non sei nemmeno capace di passeggiare a 3'40"/Km o poco sotto, sai bene cos'è che non va: hai scarsa autonomia, non ti sei preparato nel modo ideale ed hai fatto pochi chilometri nei mesi precedenti.
Ben vengano tutti gli allenamenti sullo sterrato, molto stimolanti e sui percorsi impervi, ma le lacune si pagano nel finale di gara.

Entriamo in corso Sempione ed a malapena riesco a marcare i meno cinque prima di lasciare andare via il gruppetto di Gualdi e Scaini, ormai ridotto all'osso.
Non voglio troppo soffrire e quella mattina cerco solo la dignità, non il Personal Best lontano anni luce.

Una volta entrato dentro il Parco Sempione, mancano meno tre e lo scorso anno ricordavo che la Epis mi passava quasi a doppia velocità, in preda ai crampi allo stomaco ed alla forte delusione di aver fallito l'ennesima preparazione incerta ma voluta.
Questa volta non sono messo meglio, ma continuo del mio passo, senza troppi stravolgimenti.
E' la fine della, tutti felicissimi, soprattutto le donne!
Non riuscirà a passarmi nessuno infatti, ma gli ultimi due scollinamenti che anticipano il finale di gara fanno male sempre e comunque.

I piedi non ci sono più e perdo quel minuto che avrebbe regalato altre emozioni ed altri sorpassi eccellenti, ma voglio sorridere all'arrivo e sono consapevole che manca poco all'abbraccio del pubblico.
Il countdown è vicino, tifosi e accompagnatori ti spingono negli ultimi 500 metri e raccolgo serenamente la medaglia della pace e della serenità: 1h17'00" + 1h17'13" e chiudo finalmente in 2h34'13" al 30° posto assoluto.
Cosa ho cercato in quel crono... Nulla di che, tranne l'aver vissuto un altro bel momento di sport.
Correre su un binario della prudenza passeggiando per tutta la gara non è mettere alla prova se stessi, nè tantomeno dimostrare sul campo tutto quello che hai dato nella lunga preparazione.

Figuriamoci se ho dato qualcosa di concreto a questa preparazione, soltanto uno spunto timido a quel che volevo veramente fare: non crollare all'arrivo.
Non è da me essere così... arrendevole, nè così può valer la pena di indossare un pettorale così importante, ma con questo poco interessante 2h34' posso almeno essere cosciente di stare in un buono stato di forma, utile per affrontare future imprese.
Non è nella mia filosofia correre così riparato nè l'ho fatto mai, nè tantomeno ho atteso passivamente che si concretizzi lo striscione d'arrivo: ho sempre provato ad attaccare nelle mie migliori maratone, con risultati a volte superiori alle mie aspettative.

Terminata la corsa, scappo in bagno, mi rifocillo ed ai Giardini I. Montanelli incontro gli amici che volevo.
Chiedo di Alessio Terrasi, incrociato dopo il decimo chilometro in totale solitudine: chiude la gara in un eccellente 2h22' vista la grossa difficoltà di correre tutto il tragitto da solo.
Poteva osare il treno delle 2h15' (che magari diventavano 2h16' sul traguardo) oppure correre con prudenza, fatto sta che il ragazzo di Altofonte ha dimostrato una solidità mentale che non gli avrei mai dato e spero vivamente che potrà riuscire a correrli questi 42K in 2h16'...

Sono contento, il pomeriggio passa via pian piano con la frenesia della famiglia e l'adrenalina che mi tiene sù.
Ed è un'altra maratona, un'altra sfida vinta ed un crono sul suolo Milanese migliore degli altri anni.
Così è la vita e così va lo sport.

Voglio sperare di andare avanti così e di trovare soddisfazioni anche sulle distanze più corte una volta recuperato lo sforzo, la Milano Marathon ha dato tanti sorrisi e tanto entusiasmo, un nuovo modo per vedere la Competizione sportiva.

(Ringrazio sentitamente Giovanni Certomà e Antonio Capasso per l'amicizia e per le foto)

martedì 27 marzo 2018

Strapalermo - Bentornato Asfalto!

Discreta la partenza sotto un arco "ballerino"
Domenica 18 Marzo

Delle Corse Campestri non ne potevo più.
Sono belle, rilassanti, divertenti, si torna ragazzini, ma non è bello correre nelle retrovie per paura di scivolare o perchè semplicemente non sono portato.
Correre un Campionato Italiano di Società è un privilegio che in pochi possono vantare e tante migliaia di podisti possono soltanto sognare, quindi è giusto prendervi parte e gettare tutto l'impegno per gli oltre trenta minuti di gara.
Ma finalmente viene il bello delle corse su strada con l'entrare della primavera!

La mia stagione si sta delineando in maniera apparentemente strana.
Non avendo tutto il tempo a disposizione per correre i chilometri di una maratona, ho cercato di allenarmi su percorsi molto duri, in modo tale da portare a termine le campestri e dare stimolo all'uso dei piedi rendendoli più efficienti.
I non tanti chilometri corsi probabilmente non mi hanno fatto perdere molta velocità (qui si spiegano le due buone performance su strada in febbraio) ma non mi danno affatto sicurezza per la 42K che dovrò affrontare con molto buon senso se vorrò portarla a termine senza finire le energie.

Così, affrontato un inizio settimana in salita, con brutte sensazioni di stanchezza patite nei due giorni successivi alla trasferta di Gubbio, ho provato a correre al mercoledì 14 una prova più lunga, avendo del tempo a disposizione.
Purtroppo la fatica della gara (oltremodo probante, visti i continui cambi di ritmo su un terreno pesante) e del viaggio di ritorno in aereo, si erano fatti sentire per lungo tempo.
Durante il riscaldamento non mi sentivo in vena di partire per una prova così lunga, 4 x 5.000m (R.1.000m) e magari anche un altro 1.000m finale forte.
Oltretutto, avevo scelto di correrlo sul giro dell'Addaura, noto per essere molto panoramico ma anche vallonato, con alcuni lunghi tratti di salita continua, coadiuvato dal segnale GPS.

Così, messe alle spalle le paure, ho iniziato a gestire il lavoro trovando un ritmo ideale per le prime due prove che già mi vedevano superare Mondello e mi lanciavano sulla quieta (alle automobili) strada panoramica.
Ma la terza prova dei 5K, forse complice una mattina non proprio rilassata ed un tratto molto difficile, mi vede arretrare parecchio costringendomi alla resa solo dopo il primo chilometro dell'ultima delle lunghe ripetute.
Incamero circa 20 K e torno a casa mestamente e con l'idea che non potevo far meglio di così dopo la gara di domenica.

Bravo Lucio, devi solo avere voglia di faticare di più!
Mai domo, continuo a correre, allenarmi e preferisco svolgere un leggero fartlek al venerdì 16 da 10 x (2' Forte + 1' Piano) dentro un lungo per un totale di 1h20', non proprio uno "scarico" pre-gara, ma della Strapalermo non potevo interessarmene più di tanto.

Domenica mattina onestamente non sapevo nemmeno chi si sarebbe presentato, dovevo solamente correre il più forte possibile.
Dei nomi più noti nel panorama siciliano (ormai rimasti in due-tre) nemmeno l'ombra, ma d'altronde si trattava di una corsa senza troppi proclami agonistici e rivolta maggiormente alle famiglie.

La scelta di anticipare l'evento - gara alle ore 08:45 di fatto ha scoraggiato molti podisti della provincia di Palermo, oltre che assistere ad uno scenario di semi-desolazione nelle strade dove si è dislocato il giro da 3 chilometri esatti.
Inoltre, complice una prova di Gran Prix regionale che attira molte società podistiche partecipanti all'intero tour, ha ulteriormente diminuito il numero di pretendenti.
La Strapapà, la corsa/passeggiata podistica rivolta alle famiglie con bimbi con tanto di pettorale e medaglia, infatti partiva più tardi e soltanto dopo le premiazioni della gara agonistica.

Superato qualche problema tecnico inziale che ha fatto posticipare l'inizio poco oltre le 09:00, al via potevo notare Lucio Cimò (Universitas Palermo) ed il ritorno di Giovanni Soffietto, un Master ultraquarantenne dal passato glorioso.
Cimò nelle ultime uscite non si era particolarmente messo in evidenza, con parecchi ritiri e poca voglia di correre, ma nelle ultime settimane mi diceva di sentirsi molto bene con allenamenti interessanti.
Tra poche settimane si bissa al Vivicittà!
Fatto sta che per quasi tutto il primo giro, lascio fare agli altri ma noto che più forte di 3'30" non si va.
Finalmente mi sentivo bene, quella domenica mattina avevo voglia di correre e mi sono studiato bene il giro per capire dove attaccare, ma era facile provare a dare una sferzata appena vicino il passaggio sotto l'arco di partenza/arrivo per svegliare il ritmo.
Sulla salita che affiancava il Teatro Massimo, cambio con decisione e solo Cimò oltre Riboty mi vengono appresso.
Il podio da quel momento è già delineato.

Al secondo giro, superato il tratto in discesa, su Via Roma in leggero saliscendi, si corre sotto i 3'10" costantemente e sento di stare a tirare la corda.
Avevo un avversario di stimolo al mio fianco e mi stava bene così.
Ogni tanto ci si prendeva delle pause ma stavolta Cimò non sembrava cedere sotto questo ritmo costante per tutto l'intero secondo giro che chiudiamo in 9'37" che è molto buono per le mie aspettative!

In realtà tutti questi numeri non li guarderò in gara dato che il ritmo era tirato, ma capisco che il terzo ed ultimo giro sarebbe stato decisivo, così provo a rilassarmi restando dietro all'avversario unico per la lotta alla vittoria finale.
Su Via Roma non c'è verso di notare cedimento e mi impegno con tutte le forze per cercare di "scollinare" sul tratto finale in salita prima di svoltare per la traversina che faceva ritornare su Via Maqueda.
Arrivo, con uno sfondo che mi ricorda la gioventù
La via del centro storico in quel momento era gremita di alcuni turisti mattinieri ed i lavoratori del quartiere ormai in mano ai migranti che ci ignoravano del tutto vista l'ora.
Il vero cedimento avviene lì, proprio sul rettilineo opposto dove lentamente mi stacco da Lucio che va ad involarsi verso la vittoria finale, meritata.

Giungo al secondo posto, a circa una quindicina di secondi e premo "Stop" all'orologio.
Il resume riporta la misura di 9 Km (come è poi stata confermata da più parti) ed un media di 3'16"/Km che non è male!
Lucio Cimò quindi, con molta onestà, ha corso una prova davvero notevole e si è meritato la vittoria finale.
Se consideriamo il primo giro partito a rallentatore, non posso che essere soddisfatto di quanto ottenuto.

Volevo conquistare a tutti i costi la vittoria, per il nuovo legame stretto (ancora in itinere) con Mizuno ed il negozio di Palermo Tecnica Sport (con il quale stiamo studiando una strategia promozionale per le vendite online), quindi posso dire di aver corso al massimo, ma lo sport insegna che a vincere (per quel giorno) è sempre l'uomo migliore.
Ci saranno altre occasioni per riprovarci!

Non si può sempre vincere ma si può portare a casa lo stesso una coppa e darla in mano "diciamo" al proprio bimbo che comunque la sorregge più che bene :-)
Gli impegni sportivi per i prossimi mesi sono più che tracciati, ancora poche settimane e sarà la grande festa della Milano Marathon (comunque vada)!

(Ringrazio l'ACSI Sicilia Occidentale per le foto)

lunedì 19 marzo 2018

Il nuovo anno 2018 ed il Mondo social che cambia

Prima gara su strada del 2018, con nuova Società e nuovi stimoli!
Marzo 2018

E' da molto tempo che non scrivo alcun post, stavo pensando molto serenamente di mettere la parola "fine" al capitolo parecchio entusiasmante e formativo che è stato il mio Blog.
Ma non lo farò, continuerò ed andrò avanti perchè la vita cambia, si evolve, e con esso l'approccio serio a questo sport, dove posso ancora dire a me stesso di non mollare e farlo capire a chi, come me, prova a chiedersi se è giusto continuare a mettere un pettorale.
Quel pettorale è molto importante ancora per me, per la mia età, perchè è fonte di motivazione e rallenta l'incedere del tempo... perchè in gara il tempo si dilata, ogni secondo risulta essere determinante...

Ho scritto tanto e mi sono evoluto in dieci anni di racconti, rileggendomi probabilmente noterò anche scatti di crescita personali; fatto sta che ho realizzato un libro online delle mie esperienze e gare personali che credo fermamente in pochi possono vantare (ad di la dei risultati personali ottenuti).

Alla Coppa S.Agata sono stato accolto quasi
come un loro concittadino, mille grazie!
Forse sono stato stupido a non mettere mai banners pubblicitari a pagamento privilegiando solamente chi mi ha supportato tecnicamente negli anni, ma sono fatto così, non è nella mia etichetta lucrare sul prossimo.

Ho corso gare dentro le gare, allenamenti con medie entusiasmanti (per me) magari migliori di alcune gare, doppi allenamenti per oltre un decennio e tanto, tantissimo impegno in un periodo che mi ha regalato bellissimi ricordi e tutt'ora lo fa.
Oggi non riesco più a correre più di una volta al giorno ma non ci rinuncio, dovesse esserci anche un diluvio con la grandine che ti scheggia il viso, come è accaduto poco tempo fa, al buio tra l'altro.
Allora vuol dire che la passione che ci metti è in fondo in fondo sempre la stessa...

Il mondo cambia, cambia anche il modo di comunicare ed io sono rimasto un pò indietro ai moderni mezzi comunicativi, quelli che devono essere social network ad ogni costo.
Come i famigerati Facebook e Instagram, pieni zeppi di foto, anche inutili, stracolmi di selfies.
Tutt'ora preferisco scrivere, parlare con gli amici a fine gara, magari postare qualche bella foto che sempre più difficilmente mi viene possibile realizzare.

Preferisco parlare e argomentare del mondo running, confrontarmi sulle scarpe da corsa, sui miei adorati occhiali da sole sia utili che un'etichetta per il mio look, sui moderni mezzi tecnologici come gli orologi GPS avanzati che fanno tutto e di cui conosco ogni aspetto, difetto e pregio, pur uscendo per il lungo lento ancora con il mio Casio di 20 anni fa dal quale non mi separerei per nulla al Mondo perchè racconta tutta la mia vita...
Eppure quei cronometri semplici di una volta non ti costringono a cercare il segnale GPS a tutti i costi prima di partire e non ti forniscono medie altalenanti che ti inducono a vedere decine di volte il display con conseguente stress.
Acireale 10K ed i vecchi amici di tante battaglie!
Molto spesso quello che conta è il tuo respiro, le sensazioni di libertà e leggerezza (o pesantezza) e qualche percorso misurato giusto per capire a quanto stai andando.
E per sapere i tuoi battiti cardiaci, se lo vuoi, c'è sempre il famoso "Conta i battiti del collo per 10 o 30 secondi"...

Ho voluto cambiare Società, per trovare nuovi stimoli e cercare un'opportunità diversa che mi faccia andare avanti.
Con la Monti Rossi Nicolosi (CT) ho trovato un gruppo che già conoscevo che ha voglia di mettersi alla prova, tra giovani e meno giovani come me, ai Campionati Italiani di Corsa su strada e, di Cross, come in questa prima parte della stagione agonistica.
Ero stufo di correre soltanto gare in terra di Sicilia (visto che anche in Calabria quel poco di bello che c'era anni fa è andato estinto) tra cui solo poche sono ormai di alto livello.

Ovviamente tutto ruota ormai intorno alla famiglia e gli orari di allenamento non possono che essere inventati in funzione delle esigenze quotidiane.
Quindi, niente più appuntamenti ad orari comodi con il gruppo del Prof. Liga che non ho potuto più frequentare, ma quasi sempre da solo e sconsolato a macinar ripetute, medi e chilometri, quasi tutti su terra battuta e prati per la prima parte dell'anno.

Il poco tempo a disposizione mi ha fatto tagliare diversi lunghi allenamenti oppure ho cercato di ottimizzare al massimo i tempi, ma il punto è che ho dovuto abbandonare la guida tecnica del Prof. perchè impossibilitato a rendermi presente agli appuntamenti.
Ho ripreso i miei vecchi metodi di allenamento, con più chilometri e quantità e variando i percorsi per avere sempre nuovi stimoli.
Il tutto, purtroppo, fatto sempre di fretta con la testa a mille altre cose.

Sembra una foto Vintage di 20 anni fa, e invece era lo scenario
semi-apocalittico affrontato a Mazzarino :-)
Ci sono tanti motivi per cui non riesco più a correre bene come prima, ma non li voglio elencare.
Oggi sono felice così, mi ritaglio i miei spazi e non voglio togliere nulla a chi mi aiuta a mantenere il lato agonistico e combattente che mi contraddistingue.

La foto più bella e felice di tutto questo trimestre è stata la scivolata durante la seconda prova dei Campionati Regionali di Corsa Campestre a Mazzarino, tra chili di fango e pioggia battente, proprio all'ultimo giro della gara per mancanza di attenzione.
Metà del mio corpo era intrisa di fango, il numero di pettorale era illeggibile, il mio orologio GPS bello e azzurro aveva il display completamente ricoperto di fango e sono arrivato al traguardo per conservare la posizione di squadra, la 10° alla fine...
Una squadra con poche punte, non grandi risultati, ma fatta di gente motivata che non vuole andare soltanto alle gare del paese e, per favore, che non si interpreti male ciò che ho scritto perchè non sto puntando il dito contro nessuno.
Finalmente nella Regione c'è un'unione di intenti ed un interesse rivolto agli eventi più importanti ormai cosa assai rara e credo qualcun'altro se ne sia accorto.
Tutto questo si può ottenere solamente con sponsor che finanziano le trasferte e molto buon senso, grazie alla programmazione fatta mesi prima dell'evento, i voli low cost e gli alloggi nelle case in affitto per esempio.

La prova iniziale, la prima, svoltasi su tutt'altro campo (in erba, Terme Vigliatore - ME) e con tutt'altro clima (bello e soleggiato) mi ha visto protagonista parziale della prima parte di gara, costantemente in seconda posizione, dietro ad un O. Zoghlami in completo controllo e relax.
Successivamente ho perso alcune posizioni giungendo 5°, ma ho combattuto e lottato su un terreno su cui mai sono stato a mio agio.
La Monti Rossi Nicolosi a Gubbio!

Ancor più entusiasmante è stata la doppietta Catania - Coppa S. Agata e Trofeo Carnevale di Acireale svolte in coppia nel weekend di sabato 03 e domenica 04 febbraio con un duplice 4° posto, ma su strada è tutta un'altra storia...
Considerato che il post gara della Coppa S.Agata è stato devastante, per via del viaggio da Palermo a Catania e delle sempre maggiori esigenze della famiglia, ho corso ad Acireale con poco sonno e molta adrenalina, doppiando alla stessa buona media del giorno precedente.
Scampoli di tempi che furono, che sempre mi esaltano :-)

L'evento clou, che acclama la presenza di tutte le Società di Atletica in Italia, è da sempre il Campionato Italiano di Cross, con lo scenario medievale nuovamente confermato a Gubbio, sempre suggestivo, domenica 11 marzo.
Prato erboso che ha retto molto bene la pioggia incessante iniziata già alle 05:00 della domenica mattina di gara, alle ore 11:00 il tempo ha iniziato a migliorare con la pioggia che ci ha dato tregua.
Purtroppo, come sempre è stato, la corsa sui prati e sul fango non mi hanno mai trovato preparato, con la sensazione di fare tripla fatica pur restando fermo sul posto.
Così mi sono dovuto accontentare di navigare nelle posizioni delle retrovie e cercare di acchiappare poche posizioni la avanti.
Al secondo giro dei cinque previsti inoltre, ho perso una calzatura e fortuna volle che il prato fosse morbido e agevole per la corsa a piedi nudi!
Conseguentemente ho perso stabilità ed aderenza sul piede scalzo, poggiandomi maggiormente sulla scarpa sinistra dotata dei chiodi.
Foto S. Marongiu  via Facebook che ringrazio
Curve larghe ad evitare la parte fangosa, ripartenze difficoltose per mancanza di grip e attenzione a non farmi male, mi hanno rallentato ancora di più, ma la fatica ha vinto a scapito di un risultato decente: duecentonovesima posizione e finalmente capitolo chiuso anche quest'anno per le Corse Campestri.

Trovo occasioni, mi organizzo e mi getto sull'evento, senza poter sapere con certezza come andrà e senza poter preparare tutto al meglio.
Così sarà anche il prossimo evento importante, la Milano Marathon dell'08 aprile.
Non sto riuscendo a prepararla come è giusto che sia, ma ce la sto mettendo tutta.
Per me un altro 2h35' o giù di lì non mi cambia l'esistenza e nonostante tutto, proverò a godermi l'evento ed il calore della gente, degli amici lassù.
Se ripenso alle ultime annate, molto spesso sfortunate (influenzato negli ultimi giorni pre-maratona oppure alla caduta rovinosa in allenamento a due settimane dalla maratona), oggi non posso che vedere il lato gioioso della manifestazione, almeno per quest'anno.

Meglio pensare a divertirsi, con impegno.
Successivamente, in estate, le corse su strada ed in pista magari potranno regalarmi qualche altro buon risultato...

E' la introduzione al 2018, davvero il più sereno degli ultimi tempi...

venerdì 3 novembre 2017

La Maratonina dello Blu Jonio ha un Grande Potenziale!

Smorfia di sofferenza all'arrivo
(Grazie Sicilia Running)

Riposto (CT), 29 ottobre 2017

Non avevo mai corso sul lungomare della frazione marina di Giarre (praticamente sono attaccate le due località) ed anche stavolta ho vissuto in prima persona l'esperienza geograficamente appagante.

L'idea è ottima: sfruttare l'intero lungomare di Riposto, molto quieto e rilassante in questo periodo e farne una bella mezza maratona, con un percorso molto veloce, interamente piatto a meno di pendenze impercettibili.
Ai fini di esaltarne lo spettacolo l'alternativa sarebbe di proporre due giri accorciandone il tratto sul lungomare ma già un passaggio iniziale in senso inverso sul tappeto di arrivo c'è, quindi non ve ne sarebbe il motivo.
Fatto sta che, effettivamente il percorso è misurato in modo egregio e penso che l'organizzazione si è ben prodigata ad offrire un servizio più che efficiente.

Al 29 di ottobre, ahimè, imperversa ancora un caldo anomalo.
Chi ha avuto la meglio ha quindi ottenuto un risultato che vale doppio, anche se la sensazione (personale) è stata che comunque un percorso veloce ti aiuta sempre a raccogliere un buon risultato cronometrico: infatti in tanti hanno corso forte, ma anche in tanti si sono sentiti male o peggio ritirati per tale disagio.

Portando la lancetta un'ora indietro, ci siamo trovati a partire alle ore 10:45 effettive (con la vecchia posizione delle lancette) e, nonostante un clima meno umido di quello della mia Città, mai e poi mai avrei potuto permettermi di prendere una sberla come quella subìta a Palermo due settimane fa.

Stavolta partivo con uno scarico adeguato, seppur commisurato alla vita quoditiana che rilassante non lo è più.
Ultimamente pativo di una forte rigidità al bicipite femorale sinistro che era associata ad una lieve sciatalgia, molto fastidiosa negli allenamenti tirati che il Prof. vuole comunque sempre valorizzare.
Il tutto si è risolto con il tempo, con alcune sedute di posturale (senza mai esagerare), pochissimo stretching e meno ore di guida in auto.
Infatti la causa scatenante era dovuta alle lunghe trasferte seduto a guidare ed infatti il lungo viaggio per Riposto ha riaccentuato un pò tale fastidio, senza essere determinante.

Inutile dire che da quando sono costretto a correre meno ed allenarmi di rado due volte al giorno, gli infortuni non sono arrivati più.
Ma d'altronde tutti i miei racconti sono frutto di anni di allenamenti basati su centinaia e centinaia di chilometri a settimana, svolti con piacere ed in modo costante, senza mai una sosta.
Un pò li rimpiango ma la vita va avanti ed almeno, c'è un lato positivo, non mi porto dietro dei brutti acciacchi che non mi lasciavano più!

Mohamed Idrissi era sicuramente l'uomo da battere, anche se mi aspettavo altri avversari di rilievo che non si sono presentati.

Con quel caldo non mi sarei permesso di seguirlo se fosse partito molto forte, cosa che è avvenuta puntualmente dopo il colpo di pistola.
Buoni numeri alla partenza, tutti conoscevano il percorso veloce
Il giovane atleta del Marocco finalmente raggiungerà un ottimo livello agguantando un risultato più che positivo: vincere correndo completamente da solo e senza alcun riferimento di avversari, in 1h10' nette vuol dire aver fatto un grosso salto di qualità ed il 2017 gli è stato amico.

Il primo chilometro lo passerò intorno i 3'20", quando Mohamed a vista lo passerà in 3'12", quindi troppo forte.
Il gruppo formatosi era folto, con molte interessanti sorprese, alcuni giovani pretendenti che onestamente non conoscevo ed i soliti affezionati del Gran Prix tra cui Vito Massimo Catania.

Il mio coetaneo, che è stato assoluto protagonista fino a poco tempo del Gran Prix, vincendo e monopolizzando molte di queste corse, per scelta di vita ha dovuto mollare gli impegni e gli allenamenti, sposando delle iniziative basate sul sociale nobili e toccanti.
Vito Massimo è una persona vera che non ha bisogno di queste poche righe, perchè chi lo conosce sa bene quanto sia il suo valore umano oltre che atletico, che non diminuisce se oggi non riesce (al momento) ad essere al top della condizione.

Il tempo di ripassare sul traguardo, dopo una prima escursione molto suggestiva della Cittadina, e Idrissi non si avvistava quasi più.
Da quel momento ci si involava verso il lungo rettilineo che costeggiava il mare, scorrendo i vari lidi balneari estivi, ormai chiusi con un senso di abbandono.
Mi ritrovavo costantemente in prima linea, ma già avvisavo pesantezza di gambe e rigidità muscolare.
Cercavo di bere ad ogni frequente rifornimento, ma quei maledetti bicchierini di plastica si rompevano facilmente una volta afferrati e non riuscivo ad idratarmi.
Non so quanto potesse essere seccante, ma forse più avrei bevuto e più avrei sudato, almeno più di ogni altro pretedente alla seconda posizione lì con me.

Cercavo di fare l'andatura, costantemente intorno i 3'30"/Km (passaggio ai 10K in 34'50") e con amarezza dovevo accontentarmi ma, finalmente ad un altro rifornimento dove mi ponevo avanti qualche metro con forzato slancio, supero il dosso più difficile della giornata e stacco di qualche metro gli avversari.
In quel momento, sul punto più distante del percorso, il viale era fresco ed alberato e mi sentivo leggermente bene.
In tanti a lottare per la seconda piazza, con alcune sorprese...
Decido dentro di me di attaccare intorno al 15° Km e cercare di dare di più, perchè sentivo di poterlo fare.
Ed era il 13° Km.

Idrissi correva costantemente accumulando vantaggio sul nostro gruppo che perdeva qualche elemento per strada, ma non mi curavo di questo aspetto guardando avanti e restando concetrato: quell'attacco avrebbe dato senso all'intera spedizione.

Poco prima del quindicesimo, quindi, parto in forte progressione passando a 3'20"/Km circa ed in quel momento si correva riparati dal sole, già involati verso il ritorno e l'arrivo ancora lontanissimo.
Si affianca a me con enorme sorpresa il marocchino Boumalik che ha un passato e tempi di tutto rispetto e che oggi ha superato i cinquanta (ripeto: 50) anni!
Tornato sotto il sole cocente ma ventilato, dopo appena un chilometro subisco un calo e resto attaccato con molta fatica al marocchino che non cede un metro.

Quando i chilometri dall'attacco saranno due (al 17° Km) rinvegono da dietro sia F. Nastasi che uno junior che non conoscevo, Amenta, di Scicli.
Ero già in declino verticale (tale e quale in allenamento quanto fa così caldo), la mia coraggiosa iniziativa mi si era ritorta contro e non posso fare altro che iniziare la fase di completa apnea, inseguendo i due ragazzi che continuavano con bravura ad un ritmo alto ma costante.

Un altro podio per il Good Race Team Palermo
Mi trovo ad insegurli, ma a soffrire, la fatica e la sete.
Boumalik si stacca lentamente, mi dirà che saranno sopraggiunti i crampi a rallentarlo e pian piano, nonostante il mio calo, non sento più i suoi passi da dietro.
Nastasi e Amenta si allontanano, in una sfida a due che vedeva prevalere inizialmente lo junior sciclitano, successivamente infilato dall'M35 con un bel finale.

Volevo fermarmi, perchè non volevo chiudere così male l'ultima mezza maratona dell'anno, ma la mia testa è più forte del mio fisico e non posso mollare quando mancano solo due chilometri all'arrivo.

Il pubblico inizia a farsi sentire e trovo in tanta gente il conforto di un tifo vero e solidale nei miei riguardi.
Il premio, forse più bello, è aver tagliato il traguardo quasi privo di forze ed in forte difficolta come raramente mi è capitato.
Un altro colpo di calore era quasi giunto ma solo la breve distanza che mi legava al traguardo lo ha frenato.

Per strada ho lasciato comunque molti atleti che hanno patito crampi e per uno di loro, il bravo junior Mazzara, è intervenuta l'ambulanza che lo ha soccorso.
Quell'ambulanza che è sfrecciata a tutta velocità quando mancava un chilometro all'arrivo.
Il ragazzo avrà tempo e modo per riprovare con le mezze maratone ed il suo allenatore ha tutta l'esperienza necessaria per farlo crescere ancora un pò.

Chiudo, quindi al quarto posto in 1h13'37" che mi lascia andare via da Riposto con una pacata delusione e tanta voglia di lavorare per raggiungere un buon risultato.
Mi auguro di potermi allenare presto con i giovani del Prof. e fare gruppo, almeno quelle poche volte a settimana che ci sarà da soffrire insieme.

Quel che posso sperare è di riavere delle belle manifestazioni siciliane collocate in periodi più freschi dell'anno e Riposto può essere un valido esempio.
Scegliere febbraio, marzo od anche fine novembre porterebbe tantissima gente a raggiungere il proprio primato personale e conseguentemente alzerebbe il livello tecnico della manifestazione.

Non posso che sperare che si mantengano certe tradizioni podistiche vive in Sicilia, con capacità che un pò si sono perse e che un tempo erano vanto dell'intero movimento dell'atletica italiana.

(Ringrazio l'amico Marco per la trasferta e Sicilia Running per la copertura fotografica dell'evento)

martedì 24 ottobre 2017

Palermo International Half Marathon - Una Lezione di Umiltà

Palermo e l'autunno, un rapporto controverso!
(grazie ultramaratone, maratone e dintorni su FB)
Palermo, 15 ottobre.

Dell'autunno, nessuna traccia.
Anzi, domenica scorsa era la giornata ideale per andare al mare, aria lievemente fresca ed un sole potente che potevi abbronzarti tranquillamente.
Conosco molta gente che soffre con il freddo, non è il mio caso se si tratta di gareggiare.

Al contrario, dopo quest'ultima esperienza in gara lungo i viali alberati di casa mia, è bene iniziare a considerare l'idea che con il caldo non posso più scherzare, o almeno devo tenere in seria considerazione questo problema.
Perchè non si tratta di semplice allenamento, non gestisco più il caldo fisiologicamente come un tempo e capita sempre più spesso un calo netto, repentino, della prestazione.

Da circa due settimane avevo incrementato il chilometraggio settimanale, poco sotto i 20 Km giornalieri ed un antipatico raffreddore mi aveva frenato per un'intera settimana.
Tutto lavoro perso ovviamente, ma sono cose che capitano.

Avrei preferito incrementare volentieri il chilometraggio anche a settembre ma praticamente la vita qui in Sicilia (per l'invidia di molti ma fino ad un certo punto) è caratterizzata da tante belle giornate soleggiate ed una fresca brezza mattutina.
Quando ho a che fare con l'umidità elevata e le temperature miti di inizio estate (anche a novembre), correre diventa molto ma molto complicato per me.
Ho sempre sopportato il disagio rendendolo una corazza di difesa quando era il momento di esprimere il meglio di me in gara, magari con temperature decisamente più idonee alla corsa.

Non a caso quando ho corso in America ed in Canada ero uno dei pochi ad aver trovato vantaggio da condizioni meteo comunque difficili: in tanti lamentavano un gran freddo e congestioni polmonari, mentre io concludevo le mie fatiche "leggermente" sudato!
Bei ricordi, con tanti allenamenti disagiati sulle spalle e chilometri di fatica iniziati ad agosto.
Oggi, con tanti aspetti della vita cambiati, non so come potrei fare ad iniziare una preparazione di lunga distanza in agosto.
I ritmi di vita non sono più quelli di una volta, al mattino non posso più permettermi di pensare solo a me stesso...

Detto ciò, capita qualche episodio in cui riesco a correre davvero forte, come domenica 8 quando il Prof. Liga mi fa correre in compagnia di altri due runners all'interno del Parco, protetti dai raggi solari grazie ai tanti alberi di pino.
Il suo volere è: pochi chilometri, recupero ampio e ritmi elevati e chi non è d'accordo con lui può tranquillamente tacere perchè io sono dalla sua parte.

Così mi lancia delle ripetute alle 09:30 del mattino con un'aria freschissima di 2 x 2.000m (R.4') + 2 x 1.000m + 3 x 500m (R.3').Avevo i miei partner di allenamento avanti diverse decine di metri e, con il loro aiuto mi sono spinto oltre i miei limiti (ultimamente anche mentali) ed ho tirato fuori un ottimo allenamento.
6'15" + 6'08" + 2'54" + 2'53" + 1'23" + 1'24" + 1'20".
Chi corre al Boschetto in favorita e conosce il giro da 500m in sterrato conosce le difficoltà dettate dal fondo irregolare e dall'insidiosa salita.
Il giro non è esattamente da 500m ed il GPS parla di circa 30m in meno, che circa coincide con la traccia misurata con la rotella metrica.
Fatto sta che non è necessario urlare al miracolo, ma correre in 1'20" sul giro secco non è cosa da poco e raramente mi era mai capitato.
Il tutto grazie alla "spinta" e lo stimolo del condividere la fatica insieme.

Unendo uscite di fondo lento di circa 1h20' (sempre intorno i 4'00"/Km o poco sotto, dipende dalle giornate e possono essere anche 3'50") perchè con il caldo non riesco a far di meglio, avevo pensato che correre un test a Palermo sulla distanza autunnale principale non sarebbe stata una cattiva idea.

Bibi, sempre coraggioso e combattivo, starà male a fine gara
Decido quindi di partecipare alla Palermo Half di domenica 15 ottobre.

Durante la settimana non ho operato uno scarico particolarmente importante perchè quella doveva essere una tappa di passaggio per la Mezza Maratona di Riposto prevista per giorno 29 ottobre, con percorso più veloce e (spero) più frescura, ma dei buoni riscontri mercoledì 11con un semplice 10 x 400m (R.1') su pista dopo una lunga giornata di lavoro, tanto stress ed alla luce dei riflettori mi davano ottimismo.
Sudato come non mai per via dell'alto tasso di umidità, chiudo l'ultima ripetuta in 64" come da molto tempo non capitava.

Ero ottimista per domenica 15, pacatamente ottimista, ecco perchè volevo stare incollato ai pretendenti alla vittoria.
Purtroppo la giornata partiva sotto i peggiori auspici per me: cielo sereno, bel fresco al mattino ma sole ben caldo.
E partenza alle ore 10:00.
Aspetti da non sottovalutare mai più.

Sottovalutando il reale pericolo, parto in testa con i migliori, i marocchini Haji, Cherkaoui e l'amico Bibi che soffriva di un consistente mal di gola e raffreddore.
Terminata la gara starà male per giorni ed il malanno peggiorerà...
Insieme a noi si unisce un giovane islandese, capogruppo di una delegazione di turisti in visita podistica alla nostra Città, tutti runners esperti.
L'organizzatore dell'evento si vanta (con ragione) di averli portati qui, io scoprirò a posteriori di aver corso con un discreto talento.

Nelle prime battute scopro subito chi è più in forma di tutti: è Haji che continuava a rilanciare l'azione, con Cherkaoui coperto e passivo e Bibi, sempre coraggioso, a porsi avanti ma senza graffiare.
Si correva comunque molto forte e, seppur posizionati erroneamente i cartelli chilometrici, leggo 9'22" ai 3K, 15'50" ai 5K, senza particolare sofferenza.

Non era così ma dovevamo essere intorno i 3'12"/Km.
il GPS personale (preciso anche stavolta) mi avrebbe segnalato circa 150m in meno ai 5K, "recuperati" sull'altro parziale di 10K.
In quel tratto la pendenza era a nostro favore e l'aria era ancora fresca ma io puntualmente iniziavo a sudare maledettamente.
Entrati nel tratto pià duro del Parco della Favorita, provo a stare rilassato ma i raggi solari colpiscono nelle aree poco protette dagli alberi e sul lungo rettilineo in falsopiano entro in fatica.
Terminato il tratto più difficile nello splendido silenzio dei nostri passi, inizia un tratto in discesa e lì mi stacco dal gruppetto che si era formato, costituito dai tre marocchini e, staccato di 50m, del giovane islandese.

Passaggio a metà gara, foto Trinacria Palermo
Il ragazzo corre con molta naturalezza ma non riesce ad essere incisivo, quasi come se non volesse soffrire più di tanto.
In quel momento, invece, stringevo i denti e capisco che la vita me la sarei complicata di lì in avanti.

Il Parco della Favorita non proprio come Central Park: i newyorkesi sono considerati dei "pazzi" perchè corrono tutti fortissimo alla partenza o i primi chilometri ma li capisco perchè nel loro parco cittadino hanno delle pendenze assurde ed ogni gara è ricca di saliscendi molto ma molto muscolari.
A Palermo queste pendenze sono più morbide ma restano comunque "assassine" quando devi affrontarle in gara.
Non ricordo un solo episodio nel quale questi percorsi mi abbiano mai graziato...

Così, una volta affrontati diversi saliscendi del percorso molto tecnico e superata l'ultima pendenza caratterizzata dall'ingresso a Villa Niscemi, ho affrontato i circa due chilometri di discesa che riportavano alla porta d'ingresso dello Stadio.
Il giro a metà gara dice 36 minuti e spiccioli ed ero "squagliato" ed in apnea.
Non si spiegava, ma la realtà è che in quel momento stavo patendo un caldo anomalo e desideravo tornare al riparo sotto gli alberi per poter sperare di tenere costante il ritmo.

L'islandese spariva magicamente dalla mia vista, era ormai il mio punto di riferimento da molti chilometri e, senza pormi un perchè, avanzavo.
Dietro, molto distanze, il ragazzo che mi ha battuto nelle 10K estive, Nicola Mazzara, soffriva più di me: poteva sceglierne un'altra mezza maratona per provare l'esordio sulla distanza!

Rientrato nel lungo falsopiano, ancora più pendente, scorgo da dietro la sagoma del giovane Arnar che con la solita rilassatezza era inspiegabilmente staccato di un centinaio di metri.
Si sarà fermato "in bagno", ma come previsto, riassorbe il distacco in meno di un chilometro.
Mi affianca: lui era a suo agio ed io annaspavo cercando di scorgere la fine della pendenza infida che non è altro quella in direzione Mondello.

Forse rifiata o forse non ne vuol sapere di faticare, al termine della salita, nuovamente il giovane Nazionale Islandese mi stacca e se ne va via con enorme scioltezza.
Sto lì a guardare, l'unica cosa bella è il silenzio del Parco che riesco ad udire il suono degli uccellini.
I colori sono splendidi, le lenti LST Active li esaltano e provo con tutte le mie forze a non pensare alla fatica.

Passo di lato al Boschetto, c'era il Prof che osservava sia me che i ragazzi in allenamento e mi sprona, con il suo urlo caratteristico e vigoroso.
Nulla può, ormai penso solo ad arrivare e così farò, al 5° posto assoluto in 1h17'18", quando Haji vincerà con un ottimo 1h09'24", considerate le difficoltà.
Arnar Petursson chiuderà in 1h15'44", poteva fare molto meglio ma forse è venuto a Palermo per godersi il mare di ottobre.

Per farla breve, recuperata la disidratazione e l'attesa delle premiazioni di categoria con la mia gioia in braccio, torno a casa surriscaldato.
Prenderò una botta di calore che a stento smaltirò nella tarda serata.
Bibi starà male senza poter dormire per altri quattro giorni.

Beh, meglio voltar pagina!

venerdì 6 ottobre 2017

XVIII Memorial Peppe Greco Scicli - Una gioia tornare!

Apriamo il Post con un bel "NO AL RAZZISMO" voluto dal Memorial
Peppe Greco di Scicli
Scicli - 23 settembre.

Il viaggio è stato lungo, ben 330 Km in auto di sola andata, ma dato che per il momento non posso gareggiare troppo lontano dalla famiglia, per mantenere alte le motivazioni devo cercare sempre nuovi stimoli, nel territorio.

Bella la notizia della rinascita del Trofeo Maria SS degli Ammalati a Misterbianco (CT), gara internazione d'elite decaduta diversi anni fa e proposta il giorno prima di Scicli, segnale che il movimento podistico di un certo livello vuol tornare ad essere realtà, almeno in Sicilia.

La trasferta è stata impegnativa, il viaggio in auto si è fatto sentire anche in gara, ma organizzandomi per bene sono riuscito a dormire la notte senza spendere molto, in un contesto barocco di ineguagliabile bellezza.

Vero, la gara svolta in notturna non riesce a regalare molto di una Città che si viene a visitare, o forse no.
Le luci presenti nella piazza principale donavano un'atmosfera magica nel centro cittadino ed il percorso era perfettamente visibile.
Tanti turisti presenti, anche stranieri: rimani subito colpito per come sia tenuta a lucido tutta la Città, senza una cartaccia per terra ed ogni cosa presente è in ordine: una Perla Scicli, per davvero.

Arrivarci, infine, è un'esperienza unica perchè la raggiungi dopo aver percorso per diversi chilometri una strada provinciale molto particolare, con muretti bassi in pietra e casette molto ordinate.
Quando arrivi vedi la Città dall'alto perchè la strada scende vorticosamente fino a raggiungerla.
Ed è uno spettacolo per la vista.

Lo spettacolo podistico, invece, lo regala come al solito la pattuglia africana assoldata per fare un grande risultato.
I sei atleti keniani chiamati sono tutti di alto livello e per me sarà dura riuscire a non farmi doppiare.
Come è avvenuto recentemente a Napola, dopo la gara amatoriale che ha animato il pomeriggio dell'evento, il resto degli atleti invitati alla corsa internazionale erano davvero pochi: oltre me e Bibi (direzione Palermo) e la pattuglia da Catania (Spinali, Pafumi ed altri) solo Gerratana era l'italiano di maggior spicco dell'evento oltre che l'idolo locale del momento.

E' stato un piacere rivedere dopo molti anni anche le ex star Tony Liuzzo e Lorenzo Cannata chiamati a rappresentare il claim "no al razzismo" stampato sulle maglie correndo con la testa della corsa per almeno un giro.
Il Testa a testa con Luigi Spinali dura pochi giri ed avrà la meglio lui ma...
notare quanto sia pulita la strada!
Eppure vedendo il bel giro di gambe di Liuzzo nonostante fosse un ex-atleta, capisci che molto spesso sei un Campione perchè nasci con delle doti che nessuno ti può togliere.

Il numero di partecipanti, una ventina, proponeva infine diversi giovani atleti locali.
Anche se doppiati in poco tempo, è un bene dare delle chance così importanti a chi si avvicina al running da poco tempo.
Per questo Scicli come altre realtà nel panorama atletico locale e nazionale (Altofonte, Mazzarino, Bagheria tanto per citarne alcune) resistono nonostante la crisi vocazionale.

La gara parte molto in ritardo, ma molte premesse erano doverose.
L'organizzazione è stata perfetta, a meno di un difetto della vigilanza nella via del ritorno, in basolato in leggera salita (molto caratteristico di questa gara) dove si concentravano i locali di svago e ristorazione con conseguente aggregamento della gente.
Purtroppo dopo il passaggio dei primissimi atleti, la gente perde interesse ed attenzione e ritiene sia giusto invadere la strada che in teoria dovrebbe essere chiusa al passeggio (proprio così), diventando tu atleta partecipante un elemento estraneo alla loro disinvolta tranquilla passeggiata.

Pazienza, è un problema diffuso in tutta Italia, tutto sommato non ho riscontrato grossi problemi ma ho preso solo qualche rischio.
E' stata dura restare vicino ai migliori sin dai primi giri, Bibi è stato fantastico e si è dimostrato in grande condizione, riprendendosi dalla brutta figura rimediata in gara a Montemaggiore Belsito (PA) pochi giorni prima.

Hamad infatti, terrà testa fino alla fine con Gerratana giungendo distaccato una 30ina di secondi dal portacolori dell'Aeronautica Militare.

Mi trovavo, quindi, nel terzo gruppo, ovvero in lotta con Luigi Spinali con il quale quest'anno ho rimediato solo sconfitte.
La foto può ben rappresentare quanto sia suggestivo correre la sera in contesti
storicamente così importanti
Purtroppo anche stavolta devo arrendermi, al termine del 4° dei 10 giri previsti (per un totale al mio GPS di 10,3 Km) e stringo davvero tanto i denti per non farmi staccare troppo dal bravo atleta allenato da Enrico Pafumi.

Tutti correranno forte, tant'è che non riuscirò a farmi doppiare da atleti veramente di livello stellare (tutti molto bravi) nonostante avessi dato il massimo dell'impegno sia all'8° che al 9° giro.

Il doppiaggio avverrà infatti nel rettilineo finale (assistendo, ahimè, alla volata finale del vincitore, l'etiope Yasin Haji Hayato) e proseguendo per la mia ultima tornata, infatti, non avrò più energie e chiuderò con il peggiore dei miei giri, in 34'08" per 10,3 K al 10° posto (e terzo italiano al traguardo).

La sequenza dei giri: 3'16" + 3'16" + 3'17" + 3'21" + 3'27" + 3'29" + 3'28" + 3'27" + 3'29" + 3'35"

La media finale, misurata al GPS è molto attendibile, 3'18"/Km e, considerato il pessimo giro finale, poteva anche essere migliore, di un paio di secondi.
Purtroppo ho dovuto gestire molte difficoltà e, sia per il lungo viaggio, che per una stanchezza cronica che mi porto da mesi, più di questo non riesco a fare.

Devo lottare, provo a non staccarmi, vorrei pormi più avanti ma le gambe non girano un gran che.
La serata fresca mi ha aiutato infatti e c'è stato un netto divario rispetto alla gara precedente svolta al mattino a Palermo: se lì non ce la facevo più e mi sarei buttato per terra, qui a Scicli ho combattuto fino alla fine mostrando molta aggressività agonistica.

La voglia c'è, è un messaggio che mando a me stesso, perchè se molti allenamenti vanno male, altri mi dicono che ancora sono un buon atleta per giunta con una buona velocità.
Arrivo sofferto ma meritato!
Tutt'ora riesco a correre le ripetute dei 1.000m intorno i 3'00"/Km e se non fosse che sono costretto ad allenarmi da solo, riuscirei a fare tutto con minor sforzo e maggior profitto.

Scicli è stata bellissimo viverla, respirarla, correrla, peccato che l'indomani gravò dal cielo un nubifragio interminabile che non mi ha consentito di visitare per bene il posto, almeno per un paio d'ore prima di riprendere la via di casa.
Sarà un valido motivo per tornarci...

L'aria di tranquillità della sera post-gara, il percorso velocissimo e quelle strade calcate da Campioni veri come Haile Gebrselassie, Stefano Baldini o Paul Tergat raccontano tanta storia del podismo, in una perla unica della Sicilia che di per se, di storia ne ha da raccontare parecchia.
Ed è visibile tutto intorno ai tuoi occhi.

(Ringrazio Mileto Marathon per il servizio fotografico)

NEW YORK CITY MARATHON 2010 (Foto Podisti.net)

NEW YORK CITY MARATHON 2010 (Foto Podisti.net)
PRONTI A PARTIRE...