41° New York City Marathon - 20° Posto Assoluto - 1° Europeo

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Un Sogno Ad Occhi Aperti...

sabato 20 agosto 2016

Sant'Ambrogio Cefalù - La Determinazione Che Non Ti Aspetti

Attimi Prima della Partenza (Fonte Cefalusport.it)
Viale della Regione Siciliana - Palermo - 17 agosto

Inizia così il racconto di una giornata iniziata con mille-mila impegni personali e tanta confusione nella testa tale da voler quasi abbandonare l'idea di andare a correre un evento-gara che mancava personalmente da quasi due mesi.
Due lunghissimi mesi di fatica, sofferenze, sforzi in salita ed un deciso tentativo di trovare anche la forma perfetta dato che dovevo perdere pochi chili di peso accumulato negli ultimi tempi, senza essermene mai accorto.

Le cose stanno andando bene ma non senza ostacoli che la vita naturalmente ti pone davanti.
Ti scomponi, ti scoraggi, ti avvilisci ma apri gli occhi e ti trovi concentrato sulle due ore più belle della giornata a guardare avanti e mandare via dalla testa tutta la negatività ed i timori accumulati.
Ancora oggi correre mi fa questo effetto.

Vedere una fila allungata senza motivo, al 17 di agosto, all'imbocco autostradale aveva provocato il K.O. mentale della confusione.
Meno male che il mio compagno di squadra ha saputo uscire fuori molta positività e ed ha dribblato l'ingorgo causato dall'incidente stradale ed arrivare tranquillamente per tempo alla sede di gara, il distretto cefaludense di circa 300 anime.

Gara che conosco bene ma che non correvo da cinque lunghi anni, quelli costellati da tanti fastidiosi infortuni.
L'evento si era interrotto per sopraggiunta crisi economica e ripescato quest'anno dieci giorni prima della data programmata.
Una quasi-follia divenuta realtà grazie all'aiuto promesso da alcuni di noi atleti che in passato avevamo calcato quelle difficili strade ma ricche di entusiasmo.

Reduci dalla gara del giorno prima svoltasi a Ravanusa, erano presenti gli atleti africani Felicien Muhitira (Rwandese, vincitore del Giro Podistico Internazionale di Castelbuono poche settimane fa) e Daniel Kipkirui, oltre all'osannato Giorgio Calcaterra, Re della Cento Chilometri a livello Mondiale.

Onestamente non avevo intenzione di puntare su questa gara il tutto e per tutto, ma sulla Volata Napola - Mokarta del prossimo 28 agosto, così mi ero messo d'accordo con il Prof. Liga di andare a correre un medio senza scaricare e con un leggero fartlek inserito a due giorni dall'evento.

Sabato 13, in realtà, dopo aver fatto ripetute brevi in Pista durante quella settimana, è andato in scena sul quadrilatero fresco della Pineta del Parco della Favorita di circa 500m, un discreto spettacolo con 7 x (quasi) 1.000m (R. 2'30") su un percorso abbastanza difficile, utile soprattutto nella preparazione per i cross, ma ottimo in questo caso per evitare le solite insolazioni.
Riesco in quasi tutte a correre sotto i 3'00" e, nonostante la grande stanchezza uscita fuori nelle ultime due ripetute, era ben chiaro che avessi corso finalmente bene!

Non potevo che avere fiducia in me stesso, ma i pensieri di lunghe giornate di grande stress psicologico, mi avevano buttato giù quella sera.
Non avevo fatto i conti con i benefici del correre e della serenità che procura alla mia mente, rilassando conseguentemente anche il fisico.
Durante il riscaldamento sentivo le gambe leggere che giravano bene, ma si tratta sempre di sensazioni effimere, alle volte male interpretate, tant'è che presagivo l'ombra di un'atroce sofferenza ed una pessima gara, che avrei sicuramente concluso (perchè non mi ritiro mai!).

Al termine del Giro e di una lunga e progressiva salita
La gara iniziava molto tardi, intorno le 22:30, ma in Città era come se fosse un caotico pomeriggio di festa.
La vera festa inizia con lo sparo tanto atteso dello starter e si parte... al piccolo trotto!

Nessuno si vuole mettere avanti e nientemeno che i favoriti africani stavano dietro a godersi il rilassante spettacolo, così al comando per un paio di giri si mettono avanti due forti atleti siciliani, ma il primo giro è davvero lento, 3'25", il secondo passa in 3'21".

E Bibi?
Certo che c'è, l'amico-rivale marocchino che vive a Palermo da moltissimi anni, anch'egli reduce dagli sforzi di Ravanusa del giorno prima, al terzo giro rompe gli indugi e si mette avanti iniziando una discreta progressione che sgretola l'intero gruppone composto ancora da molti elementi, tra cui il Campionissimo Giorgio Calcaterra.

Stavo guardingo e non sentivo il respiro affannato.
A quei ritmi riuscivo a salire leggero e con poco sforzo, erano sensazioni che mai mi sarei aspettato.
La mente volava via e mi sentivo sempre più me stesso, conscio che in realtà avrei potuto lasciare il segno.

Il forcing di Bibi è lento ma progressivo e mano a mano si staccano diversi avversari o inizi a sentire il fiatone degli altri.
Uno di questi era Giorgio (Calcaterra), ma la situazione non faceva testo perchè la mia condizione fisica era incerta (ovvero: ancora non ho fiducia sulle mie capacità!) e perchè da uno come lui ti aspetti che possa ansimare tranquillamente per Cento Chilometri e vincere lo stesso la sua corsa!

In realtà Re Giorgio si staccherà ben presto, senza neanche accorgermene visto che stavo seguendo come un'ombra Bibi che continuava a far crescere il ritmo ed abbassare il tempo sul giro.
Io restavo lì, mi buttavo nella prima e ripida discesa e riuscivo a ripartire con discreta agilità sul rettilineo opposto a seguito della difficile curva a gomito che dovevi saper interpretare bene dato che ci arrivavi lanciato dalla predetta discesa.
Ovviamente il difficile restava il tratto di ritorno che ad un certo punto inizia a salire lentamente, inesorabile e capace di creare selezione.

L'equilibrio esplode solamente al 7° dei 10 giri da circa 960m del percorso, nei quali Bibi prova ancora ad allungare (senza poter sfiorare minimamente gli avversari africani, ma conoscendolo, lui non è mai domo nonostante ormai abbia anche lui 36 anni!) e nello strappo in salita di chiusura del giro, inizio a staccarmi.
Intervista Finale con il celebre Speaker G. Marcellino,
focalizzata sul durolavoro degli ultimi due mesi
(non è utile gareggiare ad ogni costo)
Ormai mancano tre giri e cerco di gestire lo sforzo che inizia a sopraggiungere ma in quel frangente realizzo che sono rimasto quarto senza avversari vicino ad insidiarmi.

I tempi nei giri successivi si innalzano un pò, fino all'ultimo giro riesco ancora a scorgere la sagoma di Hamad Bibi che fugge via lungo le curve strette delle strette stradine del Borgo cefaludense e nella discesa finale sparisce nell'oscurità, incrementando il suo vantaggio nei miei riguardi di una trentina di secondi, a seguito di un allungo finale perchè credeva di aver (a suo torto) raggiunto uno degli africani fuggiti via, confondendolo con un banale doppiaggio.

Dal mio canto, cerco di gestire le ultime forze e con un 9° giro in 3'19" ed un ultimo 10° in 3'17", chiudo con discreta soddisfazione la mia prova al quarto posto, in 33'04" e primo degli italiani!

Finalmente riesco a tagliare un traguardo senza giungere stremato in una gara comunque dura e muscolare, alleviata da un vento fresco che ha mitigato la calura estiva tipica delle passate edizioni.
I tempi, confrontati con quelli delle passate edizioni, l'ultima nel 2010 per me, mi ha visto correre molto vicino ad essi, con l'unica differenza di aver "goduto" della passeggiata iniziale dei primi 3 giri.

Finalmente l'ottimismo sale e vedo concretizzarsi in "qualcosa" l'ostinato lavoro del Professore Totò Liga, svolto insieme a quindicenni veloci e rampanti ancora da formarsi nel carattere.

Non so, a questo punto cosa potrà uscir fuori nella gara della prestigiosa Volata Napola - Mokarta, ma sicuramente lotterò fino in fondo per prepararmi una buona rampa di lancio in vista degli eventi di settembre - ottobre che possono davvero rilanciare tutto un anno 2016.

(Ringrazio cefalusport.it per le foto ed il servizio a corredo di questa bella manifestazione)

venerdì 29 luglio 2016

Sveglia, Lavora, Mangia, Corri, Dormi... Ripeti

Il mese più "in salita" degli ultimi anni!
Palermo, luglio 2016.

E' una pratica che ripeto dalla metà dei miei anni e ciò fa riflettere molto su quanto tempo ho dedicato a questo splendido sport...
Chilometro dopo chilometro, correre significa prendermi cura di me stesso ma nello stesso tempo mi ha insegnato a non piegarmi a periodi difficili, come questo.

Il 2016 è l'anno più complesso degli ultimi recentemente passati, dal punto di vista sportivo e, anche a causa di nuovi impegni personali che hanno modificato lo stile di vita, correre risulta essere sempre più una sfida mentale prima ancora che fisica.

Ho corso sicuramente più chilometri che nelle ultime due annate, per giunta senza interruzioni e nonostante ciò non riesco a dimostrare un potenziale che sono convinto ancora di avere e per il quale mi piace mettermi in discussione con un gruppo di ragazzi molto più giovani di me, di quasi vent'anni.

Il Prof. Liga, trovandomi pienamente d'accordo, ha pensato di sfruttare l'eccessivamente caldo periodo estivo per concentrarci su un ciclo di costruzione, lasciandomi assente dalle gare, che ad oggi mancano un pò.
Ma se consideriamo il piatto panorama in termini di qualità che ormai pervade le gare su strada regionali, forse è meglio così e puntare ad un dignitoso risultato più avanti, magari a settembre.

Come ogni estate, si ripropone il solito problema: preservare tendini e caviglie dall'indescrivibile umidità accumulata nelle scarpe che rendono la corsa ancor più difficoltosa, portando alla lunga a spiacevoli infortuni.
Ovviare a tale problema si può, correndo sul finire della giornata al calar del sole, ma tutto questo comporta di terminare l'allenamento fin oltre le otto di sera, rendendo più macchinoso il risveglio al mattino seguente.

Correre è una questione mentale, di volontà, e ovviamente se il fisico invia segnali di stanchezza alla mente non è facile alzarsi presto ed indossare le scarpe, nonostante fuori ci siano tutti i presupposti positivi per impossessarti delle tue strade.
Sarà anche vero, ma da quando ho cambiato abitazione non ho potuto notare quanto mancasse il quartiere natìo, vicinissimo al Parco e facilmente raggiungibile anche di corsa, lontano dal traffico, semafori e le solite noie cittadine...

Purtroppo la vita che conduco da svariati anni, che concilia il lavoro in ufficio con i ritmi della sempre più incessante quotidianità, non si sposa bene con la corsa e resterà per sempre il grosso punto interrogativo se, in un ipotetico mondo sportivo senza doping, mi sarei meritato di correre da professionista.
Ad oggi, penso, avrei ottenuto maggiori risultati, è innegabile.

Questioni psicologiche che si sono impossessate sempre di me, sin da quando correvo in Calabria ed al tardo pomeriggio in inverno mi rifiutavo di uscire ad allenarmi per non calcare le tetri e tristi strade locali...
Il mattino chiama ed alle volte non rispondo, lasciando soltanto al pomeriggio lo spazio per allenarmi.
E' una lotta psicologia che penso vincerò ma un nuovo stile di vita impone altre scelte che spero saprò gestire sempre con maggiore sacrificio.

Tornando agli allenamenti, nelle ultime settimane il lavoro si è incentrato molto spesso sulle salite, sia brevi e non troppo difficili, che lunghe oltre che pendenti.
Lavoro finalizzato ad un incremento della potenza aerobica (e che potenza, fatica pura!!!), tant'è che molto spesso è capitato che le prove su pista successivamente mirate alla conversione di tale forza in agilità e ritmi più veloci, spesso risultavano opache.

Riassumendo, il Prof ci ha dato appuntamento sulle quieti salite di Dallas dal lungo rettilineo (senza affrontare il durissimo muro di 100m) da 200m che riuscivo a coprire in circa 34"-35", mentre spesso la domenica pomeriggio, quando la gente ancora sollazzava sul lido di Mondello, a poca distanza su Monte Pellegrino, ci issavamo su un lavoro taglia gambe e taglia-piedi, dal sapore molto amaro...

Il bello di quest'ultimo allenamento che tanto adoro, è che non puoi permetterti di prendere pause, nonostante vengano concesse: al terzo allenamento simile dell'ultimo mese, domenica 17 luglio, è andato in scena con il gruppo Liga il 6 volte (60m Forte + 60m Piano + 100m Forte + 100m Piano + 150m Forte), tutte le volte con il cuore in gola...

Le prime ripetute, con i ragazzi, sono state un incubo, tant'è che recuperavo a malapena gli attacchi a forte ritmo nei tratti di recupero, chiudendo inizialmente in 1'41", tempo di assoluto rilievo.
Non potendomi permettere distrazioni e con un recupero persino sollecito sotto i 2'30" in discesa, si ripartiva sempre più forte, ma a metà non andavo oltre 1'43" e piegato in due in cima... il bello della corsa...

Infine, una volta terminato il lavoro dei più giovani, nelle ultime due ripetute, restando da solo o quasi, mi esaurivo in 1'45", ma restava un lavoro di gran lunga migliore di tutti i primi svolti ad inizio luglio.

Il chilometro finale, con le forze restanti, svolto sul lungomare di Mondello, diceva circa 3'00", ma con la felicità in viso di chi si è meritato il defaticamento, corricchiando all'inverso in mezzo allo Stabilimento balneare del Charleston, la gente che passeggiava dopo un'intera giornata passata in spiaggia, e le mie Adizero Boston sprizzanti di fatica...

Alle volte i giorni susseguenti tali lavori ti lasciano il dubbio: alcuni giorni corri facile e forte, altri sembra che non hai voglia di correre ti lasci andare di impulso, ma ciò che importa è continuare a seguire il programma di allenamento.
Mercoledì 20 luglio, ci attendevano i 500m in pista e sapevo quanto sarebbe stata dura questa battaglia con i ragazzi più veloci di me.
Nemmeno il miglior Filippo, più rapido e reattivo, avrebbe avuto vita facile con loro, ma c'era da soffrire e stare al traino costantemente e fino alla fine, magari sarei uscito avanti sul finale.
Il gruppetto risulta disomogeneo nei tempi ma tutti erano motivati a far bene ed è questo il giusto modo di affrontare le ripetute più difficili!
La sequenza, grazie alla compagnia, è venuta bene e lancia decisi segnali di miglioramento:
1'22".9 - 1'25".5 - 1'24".4 - 1'24".3 - 1'24".1 - 1'23".5 - 1'28".8 - 1'23".0.

Se non avessi tentato un "esperimento" (lasciamo perdere quale!) avrei corso meglio nell'ultima ripetuta, ma i rimpianti servono a poco ed all'indomani si correrà ancora.

Sabato 23 si torna a salire, nuovamente a Dallas, sempre i 10 x 200m e stavolta i tempi peggiorano, forse per via del caldo, tutti intorno i 35" - 36" ma lascio nel finale tutta la grinta residua per tenere testa al giovane ragazzo categoria allievi che nei due giri di sterrato in Pineta, poco più corti di 500m si porta avanti e mi stacca di poco: 2'49" altiiiiiiissssssimo ben soddisfatti per un crono che sarebbe valso uguale riscontro in un chilometro secco in piano.

Questi ultimi giorni di luglio mi sento sempre meglio, corro sempre meglio e penso sia merito di tanto insistere nelle salite... come dice il Prof Liga, il lavoro si sta assimilando bene e martedì 26 ne ho la riprova correndo le salite in altro scenario che ben conosco: le temibili rampe di Scala Vecchia a Monte Pellegrino.
Un allenamento mai svolto è difficile che si sia in Città, ho corso praticamente ovunque ed in mille maniere, eppure questo stesso lavoro non l'avevo mai effettuato: 4 volte le prime tre rampe della Scala Vecchia (circa 750m) (Recupero in Discesa) + 1 volta il 500m situato in tutta la prima rampa + Recupero attivo di 5 minuti ed il Chilometro sul piano per far girare le gambe.

L'allenamento, tra i più duri pensabili, mi trova ben preparato per quasi tutte le prime tre ripetute ed in ginocchia per l'ultima, con una leggera flessione: 3'25" - 3'28" - 3'29" - 3'35", ma nella incertezza generale, dando il meglio di me, l'ultima prova di 500m ho chiuso in 2'08", davvero vicinissimo ai miei migliori tempi.
Così contento e rilassato per aver dato tutto nelle salite, chiudo il mille attorno i 3'00" (senza la giusta precisione avendo usato il GPS al polso) ma con bella spinta.

Se vuoi correre più forte rafforzati bene in Palestra ed usa assiduamente le salite e farai meno fatica in gara...
Già, le gare, presto torneranno...

giovedì 7 luglio 2016

Adidas Sport Eyewear Sprung, Matic, Whipstart, Occhiali da Sole dentro e fuori la Corsa!

Essere "cool" anche quando fuori è "hot", Sprung!
Adidas Sport Eyewear è ormai sinonimo di altissima qualità dei materiali ed offre prodotti a supporto della vista nei molteplici sport dalle grandi specifiche tecniche.

Da quest'anno 2016, ho il pregio di presentare e recensire alcuni modelli che suggeriscono la moda sportiva ed il tempo libero, ma dentro hanno la stessa anima da competizione dei modelli "professionali" per qualità costruttiva dei materiali e praticità.

L'obiettivo ricercato è di indossare un paio di occhiali da sole specifici per lo sportivo al di fuori dei campi di gara o nel mio caso, di atletica.

Spesso gli occhiali studiati per le attività sportive hanno una forma adatta alla migliore visione dello sport che si pratica e, negli ultimi modelli presentati, i Tycane Pro o gli Evil Eye Evo Pro, proteggono completamente ogni angolo della visuale con un design semplicemente unico e nello stesso tempo originale ed aggressivo.

Dettaglio interno dei Matic: come per tutti i modelli simili,
alta qualità dei materiali ed aste dall'eccellente grip
Ma come far conciliare la voglia di portare lo stesso paio di occhiali da sole ad un incontro informale tra amici quando il sole sta tramontando, dopo aver concluso un proficuo allenamento?
Il concetto è espresso a chi è sportivo dentro, quindi ad un pubblico giovanile ma sempre attivo e dinamico nell'anima, che pretende il meglio dalla visione durante lo sport.

Sinceramente, portando ormai quotidianamente gli occhiali da sole durante gli allenamenti, mi sono reso conto quanto vedere bene e senza sofferenza mi aiuti a restare concentrato e rilassato e solo un occhiale da sole originale può permetterlo...
Le imitazioni vendute a pochi euro non restituiscono minimamente le sensazioni di visione ottimale che puoi avere con il giusto paio di occhiali e sono ricordi che rimarranno per sempre offuscati nella mente.

Alla fine dello scorso anno, quindi, Adidas Sport Eyewear ha lanciato il suo nuovo concetto di occhiali sportivi con il primo modello per il pubblico maschile, i Whipstart ed è stato subito un successo.
Decisi di indossarli alla Maratona di Palermo e per 42,195 Km sono stati il mio scudo protettivo alle sofferenze di una vittoria comunque indimenticabile.

Lenti Tecniche LST Active, ottime nei frequenti cambi di luce
Li ho voluti testare ampiamente per dimostrare che è fondamentale per un paio di occhiali da sole pochi elementi: le lenti più efficaci, la comodità al viso, i punti di ventilazione ed il grip del corpo occhiale.

Questo modello, i Whipstart, partivano con il piede giusto, essendo oltretutto, leggeri, comodi ed anche bellissimi da indossare anche nel dopo - gara!

Nel 2016 Silhouette ha realizzato per Adidas altri bellissimi modelli che ricalcano lo stile ed il concetto di sport applicato con eleganza e discrezione.

In catalogo, potendo chiedere al rivenditore di fiducia, si possono ammirare per lo stesso modello le combinazioni di colore più alla moda ed accattivanti, per associare il proprio stile di vita nelle corse di tutti i giorni, dentro e fuori le vesta da runner.

Le lenti sono proposte in diverse colorazioni ed offrono comunque un gradiente di protezione ottimale con visione neutra al pari di una lente "grey", mentre per un numero limitato di modelli viene proposta la lente dalla tecnologia LST Active, perfetta per la vita di tutti i giorni e capace di adattarsi dinamicamente ai cambi di luminosità rendendo la visione sempre morbida, chiara e gradevole.

Whipstart alla Maratona di Palermo...
Vincente!
Da amante della Lente LST Contrast Silver, che restituisce una visione di pieno relax quando hai tutto attorno a te ambienti verdi, filtrando morbidamente la luce ed esaltando i colori della natura anche all'imbrunire, ho nel tempo apprezzato le LST Active presenti nelle novità Sport di Adidas perchè danno il massimo riuscendo a schiarire ambienti scuri o offuscati come in situazioni di nebbia o nella fitta boscaglia.
Altresì le LST Active proteggono nelle giornate molto assolate, assolvendo al loro scopo, ovvero rendere la visione la più chiara possibile.

Quest'anno, Adidas ha quindi aggiunto altri interessanti modelli sportivi che seguono le stesse peculiarità.

Come si può vedere dalla foto descrittiva, infatti, nulla vieta a questi occhiali da sole di convivere con il sudore della pelle, il respiro più affannoso, senza scivolare sul viso o nei capelli grazie al grip gommato che li rende fermamente saldi al viso.

Il modello Sprung, lanciato nella primavera 2016, segue linee più morbide del Whipstart, mentre se si vuole esprimere maggior carattere o personalità meglio puntare sui Matic (o 3 Matic con leggere differenze) dalle linee decise e lenti più ampie al viso.
Per donna, ho potuto toccare con mano quanto siano curati e dotati di ottime scelte cromatiche gli Excalate, secondo me il modello di punta per le Runners.

I colori molto vivaci delle lenti rendono questi occhiali da sole alla moda e con una marcia in più rispetto alla diretta concorrenza ed offrono nello stesso tempo tutto lo studio e l'esperienza acquisita da Silhouette sui campi più estremi dove vedere bene è fondamentale, che sia la vetta alpina più estrema, un downhill in bicicletta oppure una giornata in barca a vela.

Lenti LST Vario Tuned, trasmissione luminosa da 14% ad 89% su
Evil Eye Evo Pro
Adidas possiede da quest'anno un'altra importante tecnologia: la lente VARIO Tuned che passa in pochi secondi da totalmente chiara a completamente scura, modificando in tempi brevissimi l'esposizione a seconda della luce diurna, ma di questo ne parlerò in un post successivo.

Tanta tecnologia si aggiunge alla già eclatante e funzionale lente LST Hydrophobic che possiede uno strato che non permette al sudore o agli agenti esterni come l'acqua del mare di macchiare la lente, lasciando scivolare via ogni impedimento al raggiungimento del proprio obiettivo.

Non c'è molto altro da scegliere, soltanto il modello e la lente che faccia al caso tuo, Adidas Sport Eyewear è il Top per portare la tua passione sportiva dappertutto!

giovedì 16 giugno 2016

CdS Master su Pista Regionali - Magra Consolazione Vincerne Due...

Nessuna foto degli eventi, soltanto tanta determinazione ed un paio di
scarpette bianche...
Palermo, sabato 11 e domenica 12 giugno.

1.500m e 5.000m, perchè correrle tutte e due le distanze in un solo week-end?
E' una maniera classica di mettersi alla prova, di dimostrare quali sono i frutti del lavoro fin'ora svolto:
Il 1.500m serve a far sveltire le gambe, l'acido lattico è tanto, arriva violento ma la prova è breve, non può restare a lungo la fatica.
Il 5.000m si corre il giorno dopo, con le gambe allegre e vogliose di spingere, si spera, convinto che correrai sciolto già dal primo metro.

Quest'anno, ai Campionati Regionali di Società Masters su Pista, svoltisi a Palermo, ho voluto essere un protagonista "alternativo" rispetto alle altre gare sparse sul territorio siciliano.

La grande difficoltà era derivante dagli orari di gara: pomeriggio inoltrato al sabato per i metri 1.500, mattino presto della domenica per i metri 5.000m.
Con il Prof. Liga, osservato il programma orario, sarebbe risultato ovvio puntare maggiormente sulla distanza pomeridiana quando il 5.000m suonava come una beffa posto ad un orario così insolito e così caldo.

L'ultimo allenamento che concludeva il mini-ciclo di lavori su pista, interrotto dalla bella parentesi di Asti Half Marathon, prevedeva mercoledì 15 un 8 x 500m (R.3'), quindi ancora una volta recupero ampio e poco attendibile sul mio effettivo stato di forma.
Si vuole puntare molto sulla velocità e sulla resistenza lattacida (a piccoli passi visto i tempi di recupero statico della prova) ma non ci si può certo vantare dei tempi al cronometro, qualunque essi siano: con 1 minuto recuperi diversamente rispetto a ben 3 minuti!

Come immaginavo, le prove non risultano poi nemmeno tanto male e riesco a difendermi ottenendo in quasi tutte tempi tra 1'23" ed 1'24", con un paio più tranquille in 1'25".
Riesco a dare tutto me stesso nell'ultima (ed ancora ci riesco) chiudendola in 1'21".9 attaccato in scia ad un amico ma con la conseguenza che negli ultimi 150 metri pur di non mollare mi accorgo che corro indurito, sgraziato ed i piedi e le gambe ormai allo stremo delle forze e della reattività.
Ottenere un tempo al cronometro vale poco se poi dimostri di saper correre male...

Così, dopo un paio di giorni di lieve scarico, mi presento al pomeriggio di sabato 11 con palese rilassatezza.
La prova di 1.500m è inutile sentirla troppo, la tensione può divorarti, mentre invece per un fondista come me è importante distribuire bene lo sforzo.
La giornata, calda e soleggiata, nel programma di gare subisce un forte anticipo e posso riscaldarmi poco; per fortuna che avevo corso anche al mattino!

Al via non c'erano avversari di rilievo ed è un peccato visto che mi aspettavo di trovare qualche ottocentista veloce e coraggioso!
Purtroppo tutto questo si fonde al forte caldo presente e mi ritrovo poco dopo lo Start a correre da solo, come se fossi in allenamento.
Non riesco a trovare un senso a tutto ciò, come se il dispiacere di non avere avversari mi avesse nettamente tagliato le motivazioni, ma forse è il mio stato fisico attuale a decretare tutto ciò.
Fatto sta che il passaggio al 1.000m è un miserabile 2'54".8 contro un 2'50" di obiettivo minimo stabilito a priori.
Riesco a mantenere con grande fatica questo ritmo e chiudo con 4'22", ovviamente vincendo.

La sera, ahimè, il mio fisico mi comunica che la "botta" presa è stata forte e che non sarà facile smaltire lo sforzo, di una sola ripetuta!
Resto perplesso, vado a dormire e penso al domani.

All'indomani la sveglia suona di buon'ora e mi metto alla volta della ricerca di nuovi avversari.
Quelli più forti, pre-iscritti non ci sono.
Non ci sono più giovani che corrono, non ci sono più "anziani" come me, la Sicilia è una terra dimenticata dove le comunicazioni autostradali ti invogliano a stare a casa piuttosto che viaggiare e così gli unici avversari sono due Master di Palermo, Antonio Mascari (M45) e Carlo Filiberto (M50) molto forti e ben allenati.

Entrambi mi metteranno in difficoltà.
Il mattino è nuvoloso, il sole non picchia forte ma nell'aria il caldo si sente e sono a disagio, come ormai da oltre un mese.
Al via resto dietro e Mascari tira forte il primo giro quasi intorno i 3'00"/Km e si passa in 3'10" il che mi lascia contento.

Dal nulla sbuca il Prof Liga a seguire la gara e tutto questo mi motiva ma le gambe, già spente dal sabato, non hanno voglia di spingere e resto dietro, ancora per poco.
La mia testa non comunica alle gambe che vogliono soffrire poco e mi metto davanti, cocciuto e provo a collaborare perchè mi sembra anche giusto.
Era il termine del secondo chilometro e grosso modo si girava intorno 1'15" - 1'17" al giro ma non riesco a staccare Mascari, non era il mio intento
In quel momento si stacca invece Filiberto e restiamo in due.

A bordo pista i pochi accorsi a vedere lo spettacolo, runners amatoriali dal passato prestigioso sensibilmente più grandi di me che mi conoscono da quando avevo 18 anni, smorzano gli incitamenti nei miei riguardi tifando indiscutibilmente per il buon Mascari che sta dando tutto per scendere sotto i 16 minuti che è comunque "Correre".

Come spesso accade nelle gare, più si avvicina la fine, più si accendono gli animi ed il nostro testa a testa entusiasma il gruppetto di gente dislocata nei vari settori della pista a volerci spingere, regalando all'avversario consigli su come battermi.
Ero stanco, affranto nel non riuscire a rendere meglio (e non mi sento di valere così poco onestamente), ma tanto tifo crescente contro, sebbene fossi il netto favorito della vigilia (per via dei risultati e dell'età anagrafica più giovane) non lo trovo giusto e mi crea una rabbia agonistica dentro crescente.

Liga dal suo preciso cronometro sa darmi pacatamente le giuste indicazioni ma se non riesco ad esaltarlo, lui che ha allenato ben altri Campioni, è tutta colpa mia.
Il solo Marco del Good Race Team e la bella ragazza con l'ombrellino verde aperto (per due gocce di pioggia) mi danno la giusta spinta, ma a dire il vero non sono loro che scatenano la rabbia agonistica (quella buona per intenderci).

L'ultimo giro suona di beffa, siamo ancora appaiati ed il testa a testa sembra non finire più.
Ovviamente Mascari ha l'occasione del mese perchè può scendere per la prima volta sotto i 16 minuti e sta dando l'anima per riuscirci.
Io non sono così entusiasta ma provo lo stesso a pormi avanti e tento di staccarlo, inutilmente.
L'incitamento per il mio avversario è ormai ad un crescendo massimale, ma ai 200m tento un nuovo allungo e provo a dare saggio delle lezioni di velocità.

L'ombrellino verde è posto ai 100m e mi grida: "Daaaaaaaaaaaiiiiiiii!!!", proprio a me, e mi sento in dovere di accendere una volata.
Mascari è veloce e non si stacca, sta quasi per rimontarmi quando ai 60 metri finali, si inserisce un altro suo supporter scatenato che voleva la sua vittoria e si... a quel punto mi infurio!

Non gliela do più vinta (ai suoi tifosi) e respingo la rimonta che stava per avvenire, il testa a testa è entusiasmante quanto sportivamente corretto senza alcuna spallata.
Per meno di un metro mi aggiudico la vittoria, di prepotenza, in 15'59", ma con lo stesso tempo di Mascari che quindi ha ottenuto il suo bel risultato.

Stanco come non mai metto un punto definitivo alle gare e mi riprometto di allenarmi bene per un buon periodo di tempo, con l'eccezione di provarci se dovessi stare bene o se volessi correre un medio magari in compagnia.

L'insegnamento da trarre da questo racconto è che puoi, nonostante l'età, trovare gli stimoli giusti e riuscire a metterti seriamente in gioco, sempre.
Mi vedo in un futuro lontano correre più rilassato, magari non da solo, ad insegnare l'arte della lotta ad un piccolo runner.
Mi vedo in quel futuro magari corricchiare tranquillamente la mia oretta senza andare a cercare più tempi o ritmi, oppure in sella ad una bici, attività sportiva che ormai vedo come un hobby per girare la Sicilia e che non saprei mai più interpretare a livelli agonistici.
Perchè solo correre mi fa uscire la voglia di combattere e per questo motivo, non credo che le mie previsioni "pensionistiche" si avvereranno a breve termine.

Intanto si torna presto a calcare la pista ormai rovinata dello Stadio "delle Palme" Vito Schifani di Palermo...

lunedì 13 giugno 2016

Mezza Maratona di Asti, con coraggio

Un arrivo, qualunque esso sia è sempre una bella emozione
(foto De Andrea Fausto)
Asti e Palermo - fine maggio.

Ci vuole davvero coraggio per tentare degli attacchi in gara quando sai che per ora il periodo è solo di risalita.
Come ampiamente raccontato nel post precedente, gli allenamenti sembrano andar bene, ma l'esperienza mi impone molta prudenza nel decretare simili dichiarazioni, in quanto bastano pochi lavori lattacidi con recupero breve per far crollare la speranza che tutto stia andando nel verso giusto.
La maggiore confidenza in pista è ben altra e non significa riuscire a prendere un crono discreto, piuttosto serve farlo in allenamento senza doversi spremere e dare tutto ogni volta.

Con queste flebili speranze, con un buon bagaglio di chilometri, giornate splendenti ed altre più nuvolose, ho intrapreso la trasferta in terra di Piemonte, dove il saper mangiar bene è una virtù.

Ospitato nell'Hotel Castello ad Asti, ho potuto rilassarmi da un viaggio coperto nelle ore mattutine ed ho potuto "assaggiare" un pò di quelle terre grazie alla sapiente cucina raffinata dello Chef che suona molto "Good Race".
Il ristorante, "Cambiocavallo", racconta di sapori forti e decisi e di uno Chef che sa raccogliere le sfide e che non gli piace cucinare piatti banali scontati.
Mi somiglia un po :-)

Domenica 29 maggio inizia con nuvoloni nell'aria carichi di pioggia ed umidità.
In realtà resta soltanto l'umidità perchè nell'ora prima della gara piove leggermente da far rinfrescare l'aria, ma è solo un palliativo di una gara che si rivelerà combattuta e rovente.
Al via, come promesso dall'organizzazione, molti atleti del Marocco tesserati per società piemontesi ed alcuni italiani sempre di origini maghrebine, giovanissimi.
Non ero a conoscenza del potenziale di questi corridori, ma alcune voci mi informavano di loro recenti exploit a dir poco eccellenti.

Partenza... al rallentatore!
Quando ci sono questi atleti, ogni gara sarà sempre una lotta perchè non hanno altro interesse che vincere.

I nuvoloni sopra le nostre teste correvano minacciosi, lungo una strada del quartiere dello Sport di Asti, vicino il Palazzetto ed il nuovissimo campo di Atletica, viene dato il Via alla corsa.
Si parte pianissimo, al trotto, con qualsivoglia concorrente avanti a tirar le fila del gruppetto.

Così non va e dopo qualche centinaia di metri, un ragazzo giovane, longilineo e coraggioso si mette in testa a tirare e capisco che sarà l'occasione buona per mettere i bastoni tra le ruote a chi cerca una facile vittoria.
Dopo aver abbandonato rapidamente il piccolo Centro sonnecchiante di Asti, ci immettiamo verso dei lunghi stradoni di periferia prima ancora di entrare nelle campagne circostanti, luogo di svolgimento di gran parte della gara.

Molti i volontari presenti e strada ben tracciata e presidiata, un'organizzazione di tutto rispetto che ha tra l'altro proposto un percorso vario e divertente, fatto di continui saliscendi,  curve secche, alcuni giri di boa e tratti in leggero sterrato.

Qualche curva dopo i temibili avversari erano spariti dalla nostra vista e ci eravamo presi circa 200m di vantaggio dagli inseguitori formati da questo sestetto dal potenziale più netto del nostro.
Eppure eravamo lì e fino ai 5 Km sognavamo la fuga ma, data l'esperienza che almeno quella è rimasta, restava una chimera.

Come era prevedibile, nonostante la spinta che imprimevamo, che si aggirava intorno i 3'25"/Km con qualche punta più veloce (a sensazione, senza un riferimento preciso, ma ben attendibile), i nostri amati avversari pian piano terminano il riscaldamento e ci riassorbono con netta facilità.

Il gruppo compatto
Chi è abituato a ben altri ritmi riesce facilmente a telecomandare gare di questo tipo a proprio piacimento, purtroppo ed in questo momento non ho certo le armi giuste per attaccare, ma era giusto mettersi lì a provarci...
Diventati in otto a condurre la gara, noto con grosso dispiacere quanto fossero disinteressati questi atleti dal correre per un buon tempo finale ma era chiaro che si combattesse unicamente per la vittoria finale.
Tutto ciò ha comportato enormi rallentamenti, grande tensione nervosa (da parte mia) ed altri tentativi vani di riproporre un attacco ai loro danni, sempre coadiuvato dal giovane Daniele Galliano, proveniente dalla vicinissima cittadina di Alba.

Noi attaccavamo, loro parlottavano nella loro lingua, in arabo, come spesso mi accadeva nelle gare in terra di Sicilia, la loro collaborazione è molto forte ma sanno farsi del male fra di loro questo genere di atleti.
Forse dico la verità se volevo attaccare pur di non sentirli parlottare fra loro...

Nelle campagne astigiane i rettilinei piatti si alternavano a strani e ripidissimi strappi di un centinaio di metri dove ovviamente provavamo ad attaccare io e Galliano ma non si poteva rovinare la festa di una corsa nata umida, grigia e poco entusiasmante.

Attorno il 13° Km uno di loro tenta un allungo, un runner muscolare, non proprio giovane, ben strutturato fisicamente.
Lui riesce a dare una forte scossa al gruppetto che si allunga e mi lascia indietro, in forte difficoltà.
Galliano dietro di me subisce la loro iniziativa ma entrambi riusciamo a recuperare dopo oltre un chilometro.

Tra di loro si inizia a far sul serio ed è inutile raccontare quanto fossi già carico di sudore ed umidità e quanto temessi il crollo fisico che, purtroppo puntualmente arriverà presto.

In un loro ulteriore e decisivo attacco, sulla via del ritorno su di una stradina in sterrato e brecciolino, avverto il disagio che i piedi non "funzionano" bene (da sempre mio punto debole nonostante provi spesso ad esercitarli) e spingono male, e resto praticamente piantato sul posto entrando in forte crisi come se l'acidosi fosse entrata in circolo, sprigionandosi tutta di botto.

Premiazione degli M35
La sofferenza è sempre una sensazione difficile da gestire e posso soltanto raccontare come rapidamente tutti e sette gli avversari fossero volati via lungo i tornanti cittadini accumulando un distacco davvero imbarazzante.
Ormai mancano poco più di 5K all'arrivo e davvero non ne posso più di accumulare così tanta fatica in poco tempo e, dato che ormai la corsa era diventata un'esibizione di "dressage" a scapito del tempo finale, mi rassegno ad arrivare nella maniera più dignitosa possibile.

Giungere allo Stadio è pur sempre una bella scelta tecnica, correre un giro intero prima di tagliare il traguardo mi rasserena, le nubi sono sempre alte sulla mia testa, fradicio di umidità con poche gocce di pioggia in tutta la mattinata.
L'arrivo, un pò triste e dimesso all'ottavo posto in 1h 15' 05" mi lascia poco spazio ad ulteriori esultanze e da conferma che ci vorrà tempo e determinazione per ritrovare quella facilità di corsa per lungo tempo, cosa apparentemente persa ma che con il Prof. Liga abbiamo individuato come obiettivo principale da ri-ottenere visto che comunque la velocità di punta non è del tutto persa.

Solo il tempo di salire sul podio di categoria per la premiazione e devo lasciare Asti "di corsa" per non perdere l'aereo di ritorno a Palermo.
Il ricordo più bello sarà l'ospitalità dei gestori dell'Hotel Castello, tutto il resto resta sempre e comunque esperienza accumulata ed una nuova Città scoperta grazie a questo splendido sport.

Una gara non è mai da dimenticare ma traccia un solco durante un momento dell'anno non critico ma delicato.

(Ringrazio il blogger biocorrendo per le foto ed i servizi sulle gare in zona oltre che l'associazione Progetto Junior di Asti)

venerdì 27 maggio 2016

Un voluto ritorno alle origini

Continuerò a correre, per vivere emozioni quotidiane nella mia splendida
Città, finchè avrò fiato nei polmoni e volontà nella mia testa...
Palermo, maggio 2016.

Tanto lavoro, poche gare, ma una voglia di ritrovare quelle forti emozioni placate e annullate troppo spesso da risultati e prestazioni in gara quantomeno deludenti.

Era giusto tornare alle origini, là dove la scalata è iniziata e là dove ho dovuta interromperla per vari imprevisti che questo amaro sport riserva, ovvero gli infortuni.

Dopo la deludente Maratona di Milano serviva mettersi calmi al lavoro per ritrovare voglia di lottare e motivazioni, perchè è più stimolante confrontarsi con dei ragazzini rampanti in un confronto breve in pista, che sollecitarsi tutte le domeniche in corse su strada che non hanno più il prestigio di un tempo.

E' stato doveroso effettuare un esame del sangue che ha restituito un ovvio responso: sideremia, ferritina e transferrina hanno valori bassi ma non troppo: probabilmente è questa la causa che ha contribuito a creare risultati altalenanti.
I tempi di arrancare dovranno finire e con maggior cura si può risalire la china.

Intanto, come detto, il Prof Liga ha iniziato un nuovo percorso nel tentativo di ritrovare la velocità persa per strada negli ultimi anni.
E nel solo mese corrente ho potuto dimostrare quello che sentivo dentro di me, che tutto il mio valore non è perso ma serve solo lavorarci!

Terminato il mini - ciclo di potenziamento su sabbia, abbiamo lavorato molto sulla resistenza alla velocità.
I risultati sono stati discreti, ma ovviamente tutti questi allenamenti comportano ampi recuperi, il che per esperienza diretta possono trarre in inganno quando invece si dovrà lavorare su recuperi più serrati.

Non c'è paragone nel lavorare ad esempio su ripetute brevi (dai 100m ai  400m) con recupero di 2 o 3 minuti nelle quali la componente fatica si sente meno (ed è ottimo per chi ha valori di sangue bassi che non consentono recuperi brevi), contro un allenamento magari corso in compagnia nel quale serve un recupero in corsa di 100m o 200m in suppless dove al massimo dopo 45 secondi devi ripartire o nelle classiche ripetute di 400m con recupero 1 minuto (o peggio 45 secondi) oppure ancora gli 8 x 1.000m recupero 1'30".

In tutti questi ultimi esempi, saper recuperare rappresenta tutta la sostanza dell'allenamento e dimostrare incapacità o tentennamento fa capire che non si è ancora preparati per la gara vera che non presenta alcun recupero od alcuna interruzione!

Ma non si può ricostruire tutto in un sol mese e posso affermare che, al di la del risultato che potrò ottenere ad Asti, a giugno potrò esibire un buon esordio su Pista.
Ormai è tempo di raccogliere un primo risultato e dimostrare che non tutte le cause della sensazione di spossamento e valori bassi possono essere attribuite alla sola eccessiva sudorazione!

Giornate positive, altre meno ed allenamenti che mi piace sempre di più tornare a raccontare.

Mercoledì 4 maggio, in gruppo abbiamo potuto correre un grande classico, nel tentativo di acquisire un minimo di velocità: 10 x 400m (R.1') + R.6' + 1.000m.
La serie: 66".1 - 66".6 - 68".5 - 67".7 - 68"0 - 69".0 - 67".8 - 67".2 - 70".1 - 67".9 e 2'55".5.
Correre le ripetute in compagnia è tutta un'altra cosa, è molto più semplice e l'allenamento denota le difficoltà di stare sotto i 70 secondi.

Domenica 8 maggio è ora di correre 6 x 1.000m (R.3').
Quello che intendevo sopra è concretizzato qui: con tre minuti di recupero non si può pretendere di avere un risultato di gran rilievo perchè hai tantissimo tempo per riequilibrare le energie.
Quindi, seppur fatto al mattino, si tratta di buoni riscontri: 2'58".7 - 3'00".0 - 3'04".1 - 3'01".0 - 3'01".6 - 2'57".0 e con una ultima prova tirata al massimo ed in solitaria.
Dimostrazione del fatto che, non appena si scende di pochi secondi in un mille metri le forze calano drasticamente...

A dimostrazione del fatto che l'altalena sale e scende, quando mi è toccato di correre un medio da 12K (sempre da solo e con una prima vera giornata di caldo estivo), mercoledì 11 mi sono trovato di fronte un muro di negatività.
Partito sui ritmi di 3'20" e presto calato a 3'24", una volta affrontato il percorso della Villetta, non ho saputo più trovare scioltezza e con le gambe sempre più pesanti è stato saggio ritirarsi...
Non ero più in grado di correre e solo tanta rabbia e sudore.
Il Prof. non dimostra di essere molto contento ma la mia cocciutaggine lo sovrasta: quel giorno decidiamo di effettuare gli esami del sangue...

Così, sabato 14 in piena solitudine mi affido alla provvidenza ed al lungo rettilineo dello Zen per effettuare un lungo allenamento, lontano dalla Pista.
2 x 2.000m (R.4') + 3 x 1.000m (R.3') + 3 x 500m (R.'3').
Scottato come un'aragosta dal fallimento del medio, mi butto con rabbia sul primo 2K (a sfavore di percorso) e soffro in maniera esagerata per essere la prima ripetuta.
Dovrò stringere i denti per chiudere l'intero lavoro ma il blocco dei 500m riveleranno che resto ancora veloce a sufficienza per rientrare al più presto competitivo.
6'27".3 - 6'09".8 - 3'07".6 - 2'59".2 - 3'09".0 - 1'28".1 - 1'25".5 - 1'22".7.

Lunedì 16 va in scena il prologo di un doppio lavoro e mi piace potermi esprimere in progressione come è giusto fare sempre:
Medio da 6,400 Km (12 giri dell'anello esterno dello stadio da 535m) in 21'14" (a 3'18"/Km) corsi in enorme scioltezza specie negli ultimi 4 giri chiusi in 1'43" - 1'44" - 1'43" ed 1'38".8.
Martedì 17 invece, si inizia con un lavoro di velocità: 10 x 100m (R.2') svolti tra 14".7 e 14".2 e, dopo un recupero di 8 minuti, un altro Medio da 6,400Km.Le gambe erano "suonate" dalla cattiveria impressa negli sprint effettuati in compagnia e quindi con grande stimolo, tant'è che inizialmente avevo il fiatone anche per andare piano.
Successivamente è sopraggiunta anche la fatica che, sommata all'acidosi nelle gambe ha reso il gioco difficile ma sempre accattivante, così ho saputo chiudere ugualmente solo nell'ultimo giro ma con un discreto 21'33".

Venerdì 20 il Prof. prova nuovamente con il lavoro di ripetute lunghe (simile a quello svolto il 14) e stavolta sotto la sua supervisione.
Siamo allo Stadio e per il troppo vento iniziamo a correre lungo l'anello esterno.
I risultati sono incoraggianti e ricalcano grosso modo quelli della settimana scorsa ma con meno fatica.
Giusto per non rivelare tutto, cito soltanto l'ultimo dei tre 500m previsti chiuso in un incoraggiante 1'22".5.

Infine siamo arrivati alla settimana corrente.
Lunedì 23 era ora di provare nuovamente con 10 x 400m (R.1') ed un 1.000m finale.
Purtroppo trovandomi da solo non ho potuto beneficiare di scie ma durante il riscaldamento mi sentivo assolutamente in forma e pieno di pensieri positivi.
Risultato? Allenamento sotto tono già dalla prima ripetuta volutamente spinta per iniziare più che bene e chiusa miserendevolmente in 1'09".2...
Successivamente è stata una lotta continua per non scendere sotto 1'10" mai riuscita e con grande fatica da parte mia: evanescente e con mille interrogativi nella mia testa.
A dispetto della magra prestazione, correre il giorno dopo è stato persino difficoltoso e come al solito, alla vigilia di una gara importante, tante nubi sono scese nel mio reale stato di forma.

Che sappia cambiare ritmo all'improvviso è ormai un dato di fatto e non più una felice sorpresa (vedi il racconto della Mezza Maratona di Pergusa).
Che dovrò fare il conto con il caldo e con chissà quale condizione atletica è una grossa incognita.

Intanto, ad Asti sarà presente un pezzo importante del Good Race Team, motivo per il quale mi troverò ai nastri di partenza domenica prossima ;-)

mercoledì 11 maggio 2016

Adidas Adizero Boston Boost - Leggerezza e Comodità insieme in una Scarpa da Gara

Adidas da molti anni ormai mi da la possibilità di correre ed utilizzare le proprie calzature in gara ed in allenamento.

Da un po di tempo è uscita la nuova versione rinnovata della celebre Intermedia "A2", la Adizero Boston, oggi dotata dell'esclusivo e rivoluzionario sistema "Boost", leggero, molto reattivo ed al pari ammortizzante.

Finalmente, provo a recensirla ed è importante farlo perchè si tratta dell'ammiraglia tra le scarpe "racing", veloci, affidabili alla portata di molti runners che aspirino a migliorare il proprio Personal Best per gare fino alla Maratona (dipende dal peso e dall'appoggio del runner stesso).

Al pari della Adizero Boston Boost (da quest'anno il termine "Boost" è stato soppresso in alcuni modelli perchè non è più novità ma prassi consolidata adottarlo nelle scarpe Top nel Running per tecnologia applicata) esiste la variante con leggero supporto antipronazione nella parte interna della scarpa, che è la Adizero Tempo: entrambi i modelli si differenziano nel dettaglio appena descritto e possono essere di aiuto e supporto per piedi veloci con eccessiva rotazione plantare verso l'interno.

Sulla Adizero Boston posso raccontare interi capitoli di allenamenti corsi negli ultimi 10 anni che ricordano nostalgia, ciò per descrivere quanto sia importante per Adidas questa scarpa e quanta cura nei dettagli abbia rivolto in ogni suo modello, in ogni sua evoluzione.

Il concetto principale nello sviluppo della Adizero Boston deriva dalla volontà di offrire una scarpa da gara che non sia quella dei grandi Campioni africani come la Adizero Adios Boost che davvero in pochi possono calzare per via dell'estrema leggerezza e dalla scarsa protezione agli impatti (a meno che non si viaggi attorno i 3'00"/Km), ma una ottima via di mezzo con materiali, calzata e grip curati nei minimi dettagli.

TOMAIA.

La tomaia di quest'ultima versione è stata rivoluzionata e con essa anche la calzata.

I dettagli della Tomaia rivelano grande traspirazione
Se in Adidas potevano modificare qualcosa in meglio, era la sensazione del piede dentro la scarpa.

Se nelle ultime versioni vestire la Boston significava calzare un guanto (perfetta per molti piedi, magari scomoda per altri), in questa fantastica Boston Boost il piede è finalmente a suo agio, specialmente nella zona della caviglia - tallone - tendine d'achille, restituendo una sensazione indescrivibile di leggerezza e libertà dei movimenti.

Ad essere puntigliosi la scarpa risulta essere sempre "a misura" ma una volta che il piede è dentro sento che è la Boston più comoda di sempre.

L'allacciatura permette oltretutto di tenere, se si vuole, molto libera la caviglia (come preferisco), evitando di tenere pressati i tendini lì vicino per non compromettere gli appoggi a lungo andare.
La sensazione di libertà è talmente concreta che mi è capitato in gara di avvertire l'errata sensazione di correre con le scarpe quasi slacciate quando invece le stringhe erano saldamente ben strette.

Volendo, si può anche stringere l'allacciatura tramite l'ultimo passante per le stringhe ed ottenere una presa maggiore, ma lo sconsiglio.
La stabilità dell'arco plantare è garantita dalle Tre Strisce integrate all'allacciatura ben fascianti e sinonimo di tradizione (e funzionalità) del marchio tedesco.

Il materiale usato, sempre di alta qualità, è uno scamosciato molto gradevole al tatto che crea una "struttura" molto resistente attorno al piede, mentre il mesh traforato dal bell'effetto cromatico non troppo evidente garantisce leggerezza e grande ventilazione.
Questo mesh è estremamente traspirante tant'è che in alcuni allenamenti effettuati sulla sabbia per curare il potenziamento generale, ha "imbarcato" molta sabbia nell'avampiede.
Ciò significa che la scarpa di per se è molto ben traspirante e, come già verificato, si mantiene leggera pur se carica di sudore e bagnato e si asciuga rapidamente.

Voti massimi per la rivoluzione al modello che riceve quindi molto più comfort e lascia alle scarpe super - leggere come la Adios Boost il ruolo di aderenti al piede.

INTERSUOLA IN BOOST

Boost è esteso a tutta la pianta del piede e garantisce la giusta stabilità
La conchiglia retrostante, estesa, tiene ben ferma la zona del tallone.
Come anticipato, l'intersuola in Boost rappresenta la rivoluzione per un modello che ha adottato costantemente negli anni le maggiori tecnologie della casa tedesca.
Boost applicato a questa scarpa è eccezionale.
A differenza del modello altrettanto leggero ma non come questo, ovvero la Energy Boost, correre con questa Boston ti regala immediatamente una sensazione di grande reattività unita ad una piacevole e decisa morbidezza, quella che non fa rallentare la tua corsa.

Tra i due modelli, infatti, vince la grande leggerezza nella Boston che permette quindi di correre anche su pista le distanze di allenamento più veloci senza subirne penalizzazioni.
Che tu faccia le ripetute di 3.000m o che corri quelle di 200m, la Boston Boost reagisce egregiamente grazie all'intersuola reattiva esclusiva di Adidas.

"Hai la netta sensazione di correre sopra un piatto corde di una racchetta da tennis": la migliore impressione che riesco a descrivere a parole su questo modello è ciò che ho appena trascritto.
Ti senti protetto abbastanza dagli impatti a terra che non hai tempo di realizzarlo e ti senti nuovamente spinto avanti, rapidamente.
E più rapidamente che su una Energy Boost, altrettanto reattiva ma con una conformazione dell'intersuola diversa e tale da stimolare tutta la pianta del piede a spingere.

Dal punto di vista della stabilità, correre su questa Boston Boost non è come correre con una chiodata e se hai voglia di picchiare seriamente su distanze brevi senza sentire lo stress salire fin su i bicipiti femorali, questa è la scarpa giusta.
Elastica e reattiva al punto giusto, non carica troppo sul tendine d'achille ed è fondamentale per chi vuole correre a lungo sui ritmi del proprio primato personale.

Il rendimento è sempre ottimo, Boost non esaurisce il suo potere ammortizzante facilmente e rende tutte le scarpe Adidas Running imbattibili per durata tanto che avendone cura adeguata, tenendole sempre pulite, asciutte e in luoghi ventilati, allungherete di molto la vita della scarpa (ed è un consiglio generale per tutti).

La comodità della scarpa, quindi rende la corsa il più naturale possibile e permette di spingere al massimo senza sentire troppo costretto il piede che ora si può muovere più naturalmente di prima.
A dire il vero ho sempre apprezzato la "calzata a guanto" che non ti fa accorgere nemmeno di averla allacciata ai piedi, ma il lavoro effettuato sulla nuova Boston è eccellente e la si può indossare anche senza calzini essendo priva di cuciture.

Infatti, a meno che non parliamo di possenti ex nuotatori, questa Boston Boost è la scarpa ideale per i triathleti che, con le loro stringhe elasticizzate esigono una rapida e comoda calzata in una scarpa da ultima frazione podistica.

SUOLA

"Only The Best" per Adizero, con gomma Continental
La suola, come da tradizione, è dal grip massimale ed in Gomma Continental.
Boston da sempre significa massima trazione, massima presa al terreno e grip fenomenale.

Il design della suola ricalca quello applicato su tutti i modelli Running di Adidas ed è ovviamente adatto a correre su strada o su pista.
Come testato ampiamente su più modelli, la gomma Continental restituisce alla scarpa più durata, grip maggiore ed una resistenza all'usura migliore e più uniforme.
Non a caso sono pochi i modelli da running che adottano questa mescola speciale.

Nel complesso, tra intersuola in Boost e suola in gomma Continental, si ottiene una scarpa dalla risposta reattiva ma anche moderatamente ammortizzata, su tutta la pianta del piede.

Il Torsion System è moderato ma permette di avere la giusta rigidità mediale che aiuta il naturale movimento del piede senza esporlo a eccessive rotazioni.
La scarpa ha una ovvia impostazione neutra ma è tutto il sistema Boost che distribuisce con efficacia la forza di impatto al terreno.

CONCLUSIONI

Prima o poi, se corri e fai qualche gara durante l'anno, ambisci a divertirti su ogni distanza, anche più breve.
Puoi correre tutti i giorni alla stessa andatura, ma chi ha qualche ambizione in più, prima o poi metterà alla prova se stesso.
Torsion System nella zona mediale
non esteso lateralmente
Da quasi vent'anni vedo la mia Città come un enorme parco giochi e mi diverto a raccontare all'occorrenza tutti i primati personali raggiunti nelle salite, su pista, sui percorsi misurati e ad ogni occasione ci sia la volontà di mettersi in discussione o provare a migliorare i propri limiti.

Ed a questo servono le scarpe più leggere ed ambiziose, che viaggiano insieme alle inseparabili A3 Ammortizzanti per il fondo lento di tutti i giorni come le Adidas Supernova Glide Boost.

La Boston Boost rappresenta cura nei dettagli, semplicità e tutta la attuale tecnologia che Adidas porta nel mondo delle corse, testate dai migliori corridori africani autori dei Record del Mondo della Maratona.

Questo modello permette alla maggior parte dei runner ambiziosi, dal peso medio-leggero, di volersi cimentare su distanze più brevi o rischiare il tutto e per tutto senza incorrere in fastidiosi infortuni fin'oltre la mezza maratona con l'aggiunta del comfort e della comodità di un modello ottimo per resa, tenuta e leggerezza.

Adizero Boston Boost, la scarpa da gara alla portata di tutti!

NEW YORK CITY MARATHON 2010 (Foto Podisti.net)

NEW YORK CITY MARATHON 2010 (Foto Podisti.net)
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