41° New York City Marathon - 20° Posto Assoluto - 1° Europeo

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Un Sogno Ad Occhi Aperti...

venerdì 24 marzo 2017

Stramilano - Solo per Veri Coraggiosi!

Correre è... Felicità!
Milano, 19 marzo 2017

Si ride, si scherza, ci si racconta mesi di allenamento, di vita quotidiana. Quando si è amici non si vede l'ora di rivedersi, tutto questo grazie al meraviglioso collante che è la Corsa.
Per chi conosce la nostra storia, un estratto del nostro incontro ;-)

Io: "Oh, Luca che mi racconti di nuovo?"
Luca: "Filo, adesso mi alleno al QT8 con Giorgio, al XXV Aprile, è un allenatore esigente ma pensavo peggio"
Io: "Tu che ti sei allenato 3 anni a Palermo con il Prof. Polizzi hai vissuto una dura scuola, ormai di quel gruppo cui facevi parte non corre più nessuno, solo Terrasi continua, il tuo compagno di squadra, gran bel risultato agli Italiani di Cross il suo!"
Luca: "E te come va? Che dice il piccolino?"
Io: "La vita è dura, manca sempre il sonno e le priorità sono state rimodulate, ormai la vita ha una prospettiva più ampia ma si lotta sempre lo stesso. Il Prof Liga attende tempi migliori ma è molto fiducioso con me, purtroppo ho dovuto abbandonare il suo gruppo ed allenarmi da solo per ovvi motivi, non corrono la distanza Maratona come sto provando a fare io... Al Prof non lo smuovi dallo Stadio, tutti i giorni è lì dal mattino al tardo pomeriggio..."

Luca mi mostra le tante novità ed iniziative running presenti in negozio, si può dire che è il Capitano del suo Running Club che per motivi di sponsor non posso rivelare, ma se volete venire a trovarlo potete visitare lo store a Piazza Gae Aulenti :-)

Io
: "Con quell'ultimo allenamento che hai fatto, così, su due piedi, hai la gamba dell'ora e otto"

Luca: "Si, ma Giorgio mi ha chiesto di partire a 3'25"/Km in progressione e dopo il decimo chilometro provare ad incrementare"

Si, tutte balle! Quando si parla della Stramilano, come alla Roma Ostia, dove il livello tecnico è massimo e tutti i migliori runners italiani si confrontano sui lunghi rettilinei della capitale lombarda, sai che dopo il colpo di cannone si partirà a fuoco...
Ne ero consapevole, pur sapendo che il peso della vita quotidiana e dei chilometri maratona avrebbero reso tutto più difficile, ma ciò che mi preoccupava maggiormente era il caldo, già preannunciato al sabato.
Passata circa un'ora in fila a Piazza Duomo sotto il cielo irrorato dal sole per ritirare il pettorale, avevo maturato il timore che il mio peggior nemico, il caldo, avrebbe appesantito sicuramente il crono finale...
La partenza della Mezza Maratona era prevista per le ore 11:00 e non sono il solo ad aver criticato questa scelta, maturata per agevolare lo svolgimento delle non competitive di 5K e 10K...

Podisti.net immortala la folla inferocita al via!
In settimana avevo operato un mini-scarico, ma non così deciso per non alleggerirmi dai compiti maratona, correndo un 3 x 2000m al giovedì 16 in circa 6'25" - 6'30", non proprio entusiasmante...

Ma ormai era clima Stramilano e dovevo pensare a correre, con la dovuta calma e cautela del caso.
Detto del caldo, non mancavano i protagonisti tanto attesi, ma è la classifica finale di TDS ad elencarli, tra lotte a due e file allungate tra cui la mia, nella quale ho provato a farne parte, con diversi specialisti del fondo italiano.
Singolare notare alla partenza, quando tutti stavamo soffrendo il caldo, ammassati stretti stretti in attesa di partire, come una delle keniane affiliate ad un noto team austriaco, sicura protagonista, dal vistoso orecchino, accanto a me stesse morendo di freddo, tremando come una foglia e con la pelle d'ebano e d'oca tutte assieme...

Lo start aveva subìto la posticipazione di un decina di minuti e tutto questo mi ha fatto partire con le gambe di legno, soffrendo già dal primo metro una partenza velocissima...
Tutti i miei diretti avversari erano davanti e la fila era allungatissima, con i migliori così lontano da poter credere che fossero passati in circa 2'45" o sotto al primo chilometro... noi in un modesto 3'08"-3'10" circa...
In quelle prime fasi concitate ero troppo concentrato per cercare di seguire il folto gruppo con Tocco, Puppi, Zullo, Turroni, Gambino, Rognoni, Zahir e tanti altri.
Sta di certo che se alcuni di loro mostravano grande baldanzosità e partecipavano attivamente alla festa della corsa, io sul piede dei 3'15"-3'20" circa non potevo far altro che stare concentrato sui miei passi non proprio leggeri.

La mia fila era allungata e ciò mostrava un costante incremento del passo, sostenuto da diversi atleti e cercavo di rimanere attaccato al traino, cosa che è riuscita fino al 5° chilometro quando ho dovuto iniziare a ragionare sul da farsi: continuare così era impossibile e, come era ovvio, il ritmo dei 3'25"/Km pronosticato da Luca Tocco era pura fantasia.
Lui stesso, sarà uno dei promotori attivi della corsa e vedevo in lui quella gamba da 1h08', molto sicuro, sciolto e alto nell'azione di corsa.
Con quel caldo chi sudava di più ero io ma non si soffriva eccessivamente; purtroppo per me 25°C seppur ventilati iniziano ad essere pesanti per una gara più lunga di 10K.

Ad un certo punto, quindi, subisco una botta, intorno alle operazioni del rifornimento acqua e mi stacco definitivamente dal treno.
Sono ultimo e staccato ed una volta ripresomi, provo a rimontare chi sta davanti a me.

Gli avversari davanti sono uno stimolo a non mollare e così entro pochi chilometri cerco di dare del mio meglio e raggiungere S. Gambino 50m avanti a me.
Faccio enorme fatica ma non voglio interrompere il trend e dopo aver rifiatato poche centinaia di metri, mi getto all'inseguimento dell'altro avversario vicino vicino, F. Puppi.

Grazie Giovanna per l'incitamento!
Era il 10° chilometro ed il cronometro segnava un discreto 33'13", comunque in calo rispetto al primo passaggio di 16'22" del 5°K

Una volta raggiunto il giovane azzurro della Corsa in Montagna in evidente giornata No, in meno di due chilometri, pensavo di trovare in lui un valido alleato per continuare in compagnia la corsa, ma notai subito che qualcosa in lui non andava, così riparto quasi subito al folle inseguimento di altri avversari, distanti ahimè almeno 200m...

"Purtroppo" mancavano altri 10K circa al traguardo e si entrava nella fase calda (in tutti i sensi) della corsa, con il sole bello caldo mitigato dall'aria ancora fresca.
Le gambe iniziano a divenire pesanti e poco brillanti, complice di ciò i lunghi allenamenti svolti nelle ultime settimane, ma quei due davanti che stavano circa a 30 secondi avrei voluto ad ogni costo raggiungerli, con un'incrollabile ottimismo che superava di gran lunga lo sconforto dell'enorme fatica.

Mai mi voltavo indietro ma, ahimè, nonostante apprezzassi i lunghissimi rettilinei del percorso perchè schiacciavano in prospettiva la distanza reale degli avversari, quando ci stavamo addentrando nell'ultimo quarto di gara, iniziavo a stringere i denti sempre di più producendo un evidente calo del ritmo...

Provo vergogna nel vedere che lo split dal 15°al 16° chilometro fosse di circa 3'30"/Km, un ritmo-maratona, ed inizio a preoccuparmi perchè in realtà se così accadesse giorno 02 aprile, di fatto quel parziale sarebbe il prologo del botto.
E ciò non deve accadere in maratona, tant'è che in corsa durante quegli attimi riflettevo su che strategia ripiegare per evitare a tutti i costi il ripetersi del tracollo del 2016...
E di certo scegliere un ritmo più rilassato sarà d'obbligo almeno nelle prime fasi di gara!

Ma questa non è la Maratona e la mia Stramilano sta per concludersi.
Si entra nuovamente in corso Sempione e lì mancano soltanto gli ultimi 3 chilometri: la strada davanti a te è tutta libera, gli avversari a tiro ormai sono ancora più lontani e li vedo piccolini sotto le mie Lenti Blu Vario Tuned dei nuovi Adidas Sport Eyewear Zonyk Aero Pro, che ringrazio per il costante supporto tecnico ed umano, resto ancora molto concentrato ma da dietro rinviene la coppia di sposi Scaini - Incerti che, come un trenino ultra collaudato mi raggiungono e corrono almeno 5 secondi al chilometro più veloci di me...

Foto G. Certomà!
Capisco che ormai devo stringere i denti e non posso più permettermi di mollare e provo a stare a debita distanza dalla coppia Siculo-Friulana, senza riuscirci.
Il gap aumenta sempre di più così come il disagio, ma quando entro nell'ultimo chilometro di gara, visto il tifo del pubblico presente su strada, provo in compenso ad accelerare il mio passo riuscendo a chiudere in circa 3'25" la fase finale, con ingresso sempre e comunque trionfale dentro la Pista dell'Arena Civica di Milano.

Il mio crono finale, 1h 12' 53", mi fa storcere un pò il naso, ma all'arrivo non vedo alcun volto sorridente...
Parlo con Tocco, Cuneaz ed altri, ma nessuno è soddisfatto e, nonostante il percorso sia ultra piatto, si cerca di dare la colpa al primo vero caldo della stagione.
Dal mio canto non provo nemmeno a farmi autocritica sapendo di essere il meno brillante dei miei avversari arrivati avanti uno o due minuti, perchè so di essere l'unico ad aver preparato la Maratona.

Quando ormai per me la corsa era archiviata con quel leggero disappunto della parte finale di corsa e del sorpasso della Campionessa Incerti, inizia ad uscir fuori il caso "Global Position System".

Tutti gli orologi muniti di GPS segnavano misure della distanza finale superiori di 400m o poco più rispetto ai canonici 21,097 Km, eppure di solito un margine ammissibile di errore si aggira intorno ai 50m - 100m.
Iniziano i mugugni, c'è chi santifica il proprio orologio che comunque raccoglie la media generale notevolmente abbassata e si esulta con deciso orgoglio, quell'orgoglio ferito di chi è consapevole di aver corso decisamente meglio del risultato ufficiale dei cronometristi.

Considerato che la Stramilano è un evento cittadino, senza "buchi" GPS dovuti a fitta vegetazione o passaggi dentro gallerie, con lunghissimi rettilinei dove normalmente questi dispositivi misurano con discreta precisione il percorso, quantomeno iniziano a sorgere seri dubbi sull'attendibilità della misurazione ufficiale.

D'altronde io stesso non ho corso con un GPS al polso perchè ultimamente il suo utilizzo mi deconcentrava parecchio in allenamento, ma non nascondo che il caso è quantomeno singolare.
C'è chi su Social ha sviscerato la Mappa segnata dal proprio dispositivo GPS e l'ha confrontata con il percorso ufficiale (immagino sia quello omologato dagli organi di misurazione internazionale), trovando notevoli differenze, ma l'organizzazione continua a tacere.

Che sia stata più lunga o meno, la Stramilano mi è servita parecchio a capire il mio attuale stato di forma.
La mattina successiva ho corso al Parco Nord di Milano, ampio, curato e lontano dallo smog cittadino, coprendo un buon chilometraggio e così lo stesso anche al martedì 21.

Una volta rientrato a Palermo, visti i tempi stretti e con le gambe ancora provate dallo sforzo della 21K, mercoledì 22 ho corso un Fartlek "con la testa" di 4K-4K-3K-3K-2K-2K-1K-1K (R.1K e solo 0,5K nell'ultimo recupero), per un totale di 26,5 Km.
Purtroppo la media generale è stata di 3'40"/Km ma nonostante mi sentissi organicamente a posto, le mie gambe erano ancora stanche e svogliate, tant'è che i recuperi si aggiravano costantemente sui 3'53" e durante le prove veloci non riuscivo a dare un cambio deciso...
E tutto ciò è un chiaro segnale di stanchezza...

Ormai, d'accordo con il Prof. Liga, vedremo il da farsi domenica 26 prossima, ma da ora in avanti sarà fondamentale avere le gambe ben rilassate.
Tutto quello che potevo fare sono riuscito a correrlo e comunque vada sarò orgoglioso di portare la medaglia a casa, al mio piccolo ospite, almeno per tutti i sacrifici fatti negli ultimi mesi!

Ringrazio Podisti.net per l'ampio reportage fotografico, Giovanni Certomà con i suoi scatti d'autore, Antonio Capasso per la sua simpatia, l'amica conterranea Giovanna per il tifo e tutta la gente che mi ha supportato sulle strade milanesi, ci vediamo il 02 aprile!

giovedì 16 marzo 2017

E' sempre bello vincere...

Ogni tanto una gioia :-)
Corleone (PA), Città della Legalità - 12 marzo 2017.

Così recita (ottimisticamente) il cartello stradale una volta entrati nel paese provincia di Palermo, poco distante dalla riserva naturale di Ficuzza.
Se l'evento fosse stato organizzato una settimana fa, non avrei preso parte.

Più l'evento principe avanza, la Milano Marathon del 02 aprile, più i chilometri si intensificano e più le difficoltà della nuova vita affiorano.
Non si può essere atleti con grandi esigenze quando il tempo a tua disposizione manca, quando la famiglia ti chiama ed anche quando corri senti la necessità di finire in fretta per raggiungerla... non puoi pretendere e puoi solamente prendere tutto quello di buono che verrà da qui in avanti.

Come detto, di buono non c'è stato molto ultimamente...
Il riposo e la corretta alimentazione, unita ad una vita "morigerata" stanno alla base del successo di un Runner.
Quando non puoi permetterti uno di questi fattori, o tutti e tre, salta il banco.
Negli ultimi tempi mi è mancato il sonno, più volte interrotto la notte ed ho vissuto momenti di crisi non riuscendo più a dormire, cosa che raramente mi è mai capitata...

Di conseguenza, quando unisci lo stress degli allenamenti alla mancanza di sonno ti senti una larva e provi continuamente a posticipare ogni allenamento, che puntualmente risulterà un completo fallimento...

Così, quando dopo giorni a prendere tempo sono riuscito a concludere  il medio da 20 K mercoledì 01 marzo, sul lungomare di Mondello, nel giro da 4 Km, leggermente coperto dal vento che imperversava fastidioso nell'Isola da giorni, con una media di 3'32"/Km, con forze e voglia un pò sotto i tacchi, i giorni susseguenti ho avvertito un progressivo peggioramento del mio stato di salute psico-fisica con crollo verticale delle energie.
Partenza sotto un tiepido sole

Mai domo, al sabato 04, ho provato a correre un lungo allenamento intervallato da ripetute in salita nel consueto scenario di Dallas, 10 x 100m (recupero attivo e ripartenza), strisciando come una lumaca.
Un allenamento svolto così male apparentemente non ha senso ma garantisco che è sempre meglio di piangersi su un letto o un divano del proprio malessere...
Domenica 05, sempre tormentato dal sonno, ho provato a correre il lunghissimo da 2h30', fallendo in energie e correndo piano fino alla fine, portando a casa un mesto 2 ore con poca sostanza...
La preparazione stava andando a rotoli, finchè...

...finchè in famiglia le cose son migliorate, ho ripreso a dormire discretamente ed al giovedì 09, preso dall'istintività di una apparente "buona condizione", ho afferrato le mie Ultra Boost ed ho corso un eccellente lunghissimo da 2 ore e 30 minuti"
Alè!!!!!

L'istintività... era un concetto sconosciuto fino a qualche anno fa, oggi è un aspetto imperscrutabile di un vivere il Running in maniera molto più elastica di un tempo, quando non si falliva mai un allenamento e tutto nella vita era programmato in funzione di quel risultato.

Oggi le cose sono cambiate ma un runner non si piega mai al suo destino di uomo...

Dopo pochi metri sfida a 4
Una volta rialzata la testa, con il Prof. Liga, decidiamo di affrontare la "domenica coraggiosa" gareggiando prima a Corleone e dopo affrontando un allenamento di ripetute: 10 chilometri di gara non sono abbastanza ai fini della 42K.

Al mattino di domenica 12, con tutto il Good Race Team arriviamo in Piazza a Corleone, luogo che conosco solamente per i trascorsi podistici, come mi è capitato molte altre volte viaggiando in giro per la Sicilia - Calabria.
La giornata, fresca e soleggiata è una rarità in Sicilia e tale clima mi agevola notevolmente e di norma rende tutto più facile.
Il percorso di Corleone, invece, facile non lo era affatto!
Non avendo potuto visionarlo nel riscaldamento, mi aspettavo irte pendenze, ma nella mia mente ho registrato antiche sofferenze da "Top Three" come La Montefortiana, la Tre Campanili di Vestone ed il giro a Tappe di Imperia, fatiche che mai potrei dimenticare.
Quindi, comunque vada, Corleone non poteva che essere un buon test muscolare, con validi e giovani partecipanti.

Il più "minaccioso" tra i tanti poteva essere Lucio Cimò (Universitas Palermo), ma vi erano iscritti anche altri ragazzini del CUS Palermo, sempre "buttati" in pista, ogni Santo giorno.
La partenza, avvenuta in Piazza, ha dato il via libera allo sfogo dei giovanissimi, esalato alla prima vera salita, con il conseguente inseguimento ad alti ritmi.
Non prendevo affatto in mano le redini della corsa e lasciavo sfogare gli avversari correndo la mia gara al coperto.

Gara ricca di aspre pendenze
Dopo le prime serie pendenze di un percorso totalmente vallonato, senza volerlo inizio a fare selezione e la cosa mi stranizza visto che sono consapevole di non essere in grandi condizioni ultimamente.
Ciò nonostante, man mano che avanza il percorso, un doppio giro da 4,6 Km, ben segnato dall'organizzazione e facilmente memorizzabile, siamo ancora in tre a battagliare (Io, Cimò e Pizzitola) ed ogni tanto i miei avversari si affacciano avanti.

La parata termina quando incontriamo l'unico vero "muro" verticale di circa 200m da correre a piccoli passi: senza forzare i miei avversari si staccano tutti e faccio il vuoto.
Nella successiva discesa, parecchio impegnativa e pericolosa, il primo a gettarsi ad un folle inseguimento è il giovanissimo del CUS Palermo, riuscendo nel finale del primo giro, a rimontarmi.

Non sapevo che cosa fare, ma almeno sapevo che non mi ero andato a cercare problemi in discesa: per il ragazzino pagava la maggiore elasticità.
Il secondo giro inizia quindi nella stessa maniera, con il mio ritmo consueto che stacca subito l'avversario alla prima leggera asperità: capisco che non ne aveva più ed incremento il ritmo, definitivamente.
Da lì in avanti sarà un assolo nel quale mi impegnerò molto ad ogni cambio di ritmo in salita e darò tutto nel tratto molto impervio per poi concedermi il "lusso" di controllare in discesa.

Ormai il distacco non sarà più colmabile e riesco a vincere la gara con un buon margine sul rientrante Cimò, forse più abile a gestire gli sforzi.

Il tempo di rientrare a casa, mangiare qualcosa e via verso le ripetute: 8 x 1.000m in Villetta, adiacente lo Stadio, tra palloni, bimbi, cagnolini e biciclette.
Premiazione assoluti
Sbaglierò di alcune decine di metri la misurazione indicata sul mille metri, quindi non ha senso svelare il crono, fatto sta che riesco con discreto impegno a concludere anche questa prova, sotto l'occhio del Prof. Liga che nel finale di tale allenamento verrà a visionarmi.

Soddisfatti di un week-end bestiale, incrociamo le dita e ci prepariamo alla Stramilano di giorno 19, dove ci sarà da correre tanto e se ciò sarà fatto con entusiasmo al di là di ogni risultato tecnico, avremo le carte in regola per sperare in qualcosa di buono anche nella Regina delle distanze!

(Ringrazio per il servizio e le foto Sicilia Running)

martedì 28 febbraio 2017

Malanni di Stagione non Fermano un Runner!

Dipende come la vedi... a scendere è molto facile ma a salirla è sempre dura!
Salita (o discesa) di Mondello
Palermo, febbraio 2017

Potrebbe andare meglio, a dicembre era tutta un'altra cosa e quel buon 1h10'42" colto in Veneto mi avrebbe rilanciato.
La vita di tutti i giorni ha pesantemente influito in modo negativo con alcuni spiacevoli eventi che hanno complicato non di poco le sedute di allenamento che iniziano a farsi sempre più impegnative, specie per ovvi motivi di tempo: se hai la Maratona come obiettivo principale, i chilometri dovranno aumentare!

Nelle settimane da poco passate la situazione non è delle migliori, costretto a saltare la seconda prova dei CdS di Cross prevista a Piazza Armerina il 05 febbraio per colpa di un mal di gola che si è rivelato persistente, invece di rallentare e curarmi (al mattino è stato impossibile correre per quanto fosse infiammata la gola ed il malessere diffuso a tutte le vie respiratorie), ho cercato di iniziare a mettere sopra le gambe i primi allenamenti intensi di quasi un'ora, tutti interessanti da raccontare.
So bene che per cercare di ottenere un risultato di livello non ci si può limitare a svolgere il "compitino" impartito dal Prof. Liga, ma devi essere tu stesso con la tua esperienza ed i 15 anni di Maratone corse, a rendere quegli stessi allenamenti delle valide prove che possano dire a che punto sei nella preparazione.

Per chi non comprendesse a pieno il mio pensiero, un allenamento che comprenda un "volume" di chilometri importante (che non sia il banale allenamento di lungo lento da 1h00' o 1h20' o più, dipende dai ritmi, che può girare bene o non bene, non ha importanza) è determinante l'impegno che si metta nella complessità dello stesso.

Per esempio, quando durante il lunghissimo di 2h00' (32 Km circa) o più senti un cedimento specialmente nella 2° ora correndo male, sentendo i piedi non spingere più o calando nettamente il ritmo rispetto alla 1° ora nella quale avevi cercato di tenere un ritmo considerevolmente alto per essere un "lungo", devi iniziare a riflettere sul perchè hai reagito male ad un allenamento nel quale ovviamente non puoi già iniziare stressato o in condizioni climatiche e ambientali difficili.
Di contro, se quelle 2h00' le affronti con un ritmo blando all'inizio o magari correndo in compagnia con una persona un paio di gradini più lenta di te e la chiudi con la massima serenità, quell'allenamento ovviamente non ti dirà assolutamente nulla sul tuo effettivo grado di preparazione in quella settimana.

Alcuni allenamenti specifici non vanno presi mai sotto gamba, anche a costo di allenarsi da soli, e si, sarebbe bello avere qualcuno che ti segua in bicicletta o avendo al tuo fianco un atleta del tuo pari livello... è il modo migliore per riuscire a dare il meglio di se!

La stessa cosa per i medi o per le ripetute variate con recupero in corsa: se stai bene tutto fila liscio almeno nella prima metà, ma se la gamba non gira dall'inizio c'è sotto qualcosa che non va ed è bene non tralasciare questi aspetti.
Almeno, quando si tratta di medio, il rimedio è ripiegare su una gara locale anche di basso livello nel quale perdere contro un avversario sicuramente non è un'onta alla tua immagine (considerando il carico di lavoro che hai alle spalle).
Ricordando che... correre è una sfida contro se stessi e non contro i commenti social degli altri!

Per tutti questi motivi, infatti, so molto bene che mentire a se stessi non ti aiuterà alla partenza della gara più importante della prima parte della stagione.

Oltretutto, la tendenza di molti podisti amatoriali di mentire a se stessi, è ripiegare sul ritmo che leggono istantaneamente sull'orologio munito di GPS, in diverse fasi di quell'allenamento.
Niente di più sbagliato!
La strada mi ha insegnato che è bene misurare bene un percorso, cronometrarlo, prendere i parziali e fare il calcolo della media finale ottenuta dividendo il crono finale per i chilometri percorsi.
Quasi mai mi è capitato di avere a che fare con podisti consci di ciò e quindi assolutamente ignari della qualità dell'allenamento svolto, sparando numeri parecchio discostanti dalla realtà.
Per dirla in breve... Quando la mia media reale mi si innalza di 5" al chilometro rispetto alle mie migliori performance in allenamento, ne ho da preoccuparmi...

Di solito sono abituato a partire con il piede ben pigiato sull'acceleratore, ma a causa del persistente malanno, ho preferito mio malgrado a svolgere tutti gli allenamenti di lunga durata con la dovuta cautela, temendo un calo netto o addirittura fermarmi in anticipo.
Fermarsi in anticipo (senza alcuna apparente ragione, se non quella prettamente psicologica) comporta tutta una serie di conseguenze a catena che non porteranno di certo alla conclusione corretta del percorso - maratona che si intensifica ogni settimana che passa.

Conscio della mia situazione fisica così difficile da gestire e con un malanno addosso che sicuramente non aiuta a correre lunghissime distanze, ho preferito chiudere gli occhi al cronometro e portare a casa il risultato, senza mai abbattermi e dando esclusivamente il meglio di me stesso.

Il giorno stesso di Piazza Armerina Cross, il 05 febbraio, infatti, invece di andare a perdere su un percorso poco congeniale a me e buttare via una domenica, malanno o no, mi sono buttato su un allenamento parecchio impegnativo: salite da 10 x 500m parecchio ripide (sul versante mondelliano di Monte Pellegrino su strada), intervallate da un paio di cambi di ritmo (laddove potevo riuscirci), con recupero in discesa e, dopo 7 minuti corsi in suppless, ho corso al massimo il tratto dal semaforo di fine discesa di Mondello fino ai cancelli superiori, percorrendo di fatto tutta la salita di Mondello, lungo oltre 2 Km.

Con una domenica irrorata dal sole ho pensato bene di mettermi alla prova con un allenamento che nel complesso sfiorerà un'ora complessivamente.
Il versante di mondello, invero è pur sempre oscurato nel primo pomeriggio e da lassù, seppure limitatamente ai primi tornanti dello stesso, è piacevole osservare il mare che sembra essere vicino, sul lato Addaura.
Ma la fatica si fa subito sentire, come vuole il malessere diffuso, e le ripetute seguono un itinerario piatto di 2'05" - 2'10", senza grossi sussulti e senza sentire un'energia particolare.
Quei malanni che non sono completi non ti lasciano grossi strascichi ma non ti senti te stesso, infatti anche la salita finale mi sono trovato costretto a correrla senza mai riuscire a cambiar passo ed il cronometro infatti è stato di per se impietoso.

Ma se i giorni successivi correre il lungo è stato molto facile ed i piedi li sentivo più reattivi era per merito di un allenamento che, vuoi o non vuoi, ti tiene in discreta forma in attesa che i malanni vadano via.
E questo ragionamento, prima o poi, ti da sempre ragione...

Quando sei "dentro" un periodo simile, sai quindi che per due settimane devi "subire" gli allenamenti e tacere, non lamentarti e concludere ciò che hai da fare.
Purtroppo, causa i molteplici impegni della vita lavorativa e familiare, uniti alla programmazione Maratona, non ho trovato più coordinamento con i teenagers di Liga, trovandomi tutti i giorni inesorabilmente solo a correre.
Ormai avrete capito che ciò che non sopporto maggiormente è quando si corre il medio con quel maledetto GPS al polso: all'inizio si fa pur sempre qualche chilometro in pista tanto per assestare il ritmo, successivamente si esce altrove restando in zona in balia di una misura comunque ballerina.
Odio tutto questo ed alla fine preferisco andare nei miei soliti percorsi stradali ben misurati che non mentono mai.

Mercoledì 08 febbraio è un'altra giornata intensa e sono costretto a ripiegare sul giro in Villetta, presagendo di dover correre svariate tornate pur di completare il "lavoro" previsto di 3 x 5000m (R. 1.000m).
Sul giro da 815m converto in 3 x 4.890m (R. 815m) comunque probanti in un percorso muscolare ed in leggero sterratino.
Riaffiora una bella parte di me e mi difendo: 17'08" - 3'09" - 17'05" - 3'08" - 17'04" la serie per una media di 3'32"/Km che fa ben sperare per il futuro.

Ma il mal di gola tarda a passare e sabato 11 è l'ora del medio: 17 Km in Via dell'Olimpo, due giri netti da 8,5 Km.
Nella maniera più piatta immaginabile, porto a termine una dura fatica, sforzandomi di correre sui 3'20"/Km nei tratti con vento e pendenza a favore, per concludere con 31'03" + 30'40", Totale 1h01'43", ma quando non gira c'è da leccarsi le ferite ed in silenzio...
All'indomani, domenica 12, riescono bene le 2h00' di Lungo e tutto lo sforzo ha avuto una ragione.

La sensazione positiva nelle gambe ottenuta al termine di allenamenti di 1h30' - 1h45' più o meno giornalieri mi lasciano pacatamente soddisfatto: è il segnale che il corpo si sta abituando a correre tanto.

Finalmente riaffiora un sentore di benessere e mi viene la bella idea di chiedere al Prof di correre qualche prova "veloce" dato che era troppo tempo che non correvo a ridosso dei 3'00"/Km...
Non mi sentivo nemmeno in grado tanta era l'incertezza assunta da un periodo comunque ancora negativo dal quale dovevo dimostrare in qualche modo di esserne uscito.

La Pista, vuoi o non vuoi, quando ne hai bisogno è lì e con la sua aria quieta quando è bagnata dal sole invernale, ti coccola e ti ispira.
I 100m ripidi di Dallas, luogo storico di ripetute
Decidiamo, quindi, giovedì 16, di correre "solo" 15 x 500m (R. 1'30" in suppless).
Liga attacca il cronometro e provo a correre la prima ripetuta senza cercare l'impossibile: ultimamente mi accade di credere di andare più forte di quanto decreti impietosamente il cronometro ed invece inizio con un "buon" 1'30".
Mi rivelo essere un orologio: dalla 1° ripetuta alla 14° le chiuderò tutte in 1'30", decimo più, decimo meno, e con un Prof sempre più annoiato ma con sguardo positivo, gli concedo un'eccezione all'ultima chiusa in 1'26".8.
Non male per averle gestite tutte da solo, malanno di stagione ormai alle spalle ed all'indomani comanderò io!

Il secondo grosso allenamento era previsto al sabato 18, ma per motivi familiari non ho potuto: programma stravolto ed allungato nella distanza, non si poteva altrimenti.
Domenica 19, è l'ora della verità: 4K - 3K - 3K - 2K - 2K - 1K (R.1K) - Tot. 20 Km, inizia ad essere una distanza importante e correrla senza subire flessioni era imperativo.
Posso affermare di non essere ancora nella condizione fisica desiderata, ma riesco a terminare il tutto senza avvertire il peso della prova, il che è positivo.
Aver "riposato" un giorno in più ha reso e tanto, portandomi al via della prova con molta rilassatezza ed aiutandomi a gestire la prima parte, molto pesante e consistente dei 4 Km, 3Km, 3Km.
Avrei voluto di più nelle prove finali, quelle brevi, ed è lì che mi cruccio maggiormente, dato che ho preferito inizialmente correre con un profilo il meno aggressivo possibile, considerando che ho saputo tenere una media nei recuperi piuttosto alta...

Così la serie: 14'07" + 3'48" + 10'20" + 3'52" + 10'31" + 3'53" + 7'00" + 3'48" + 6'48" + 3'49" + 3'20" - Tot. 1h11'18" per una media di 3'33".9/Km.

Non metto un pettorale da tempo, ma alle volte è preferibile concentrarsi sull'obiettivo più importante invece di perdere tempo e domeniche intere distante da casa per correre una gara che non è affine alla distanza regina dei 42K.

Rinunce importanti ma fondamentali se voglio davvero entrare nella mentalità del maratoneta...

mercoledì 1 febbraio 2017

Tornano i Cross, il Freddo, il Fango

Pista Azzurra a Mazzarino, avercela in ogni Città italiana!
Mazzarino (CL) - 22 gennaio.

Breve storia triste: parte la stagione delle (poco) amate campestri, diluvia e cado scivolando nel fango - Fine della prima prova...
(chiedo scusa se non ho trovato tempo per raccontare l'intera storia)

Beh, non è andata "sinteticamente" così ;-)

In Sicilia la settimana appena trascorsa è stata la più fredda dell'anno solare, con temperature rigide e neve sulle sommità delle montagne.
Correre è stato, per così dire... differente, abituato come sono ai climi perennemente caldi della mia terra.
Palermo, oltretutto, ha offerto temperature non esageratamente rigide ma con picchi di umidità.
L'ideale per correre tanti chilometri in completo relax nelle prime ore del pomeriggio, prima che giunga il clima più disagevole ed il buio.

Sto "lavorando" ad una Maratona che correrò in aprile, una scommessa tutta nuova considerato che la mia vita ha subito diversi cambiamenti e l'anno è iniziato sotto la cattiva stella dello stress.

La prima tappa dei CdS di Cross regionali prevista a Mazzarino (CL), un paesino del nisseno che ha dato i natali a diversi grandi Campioni dell'atletica grazie all'impegno costante dei Coach locali, ha una vera e propria Pista di Atletica leggera che si presenta nel suo fulgore, nuova e ben tenuta, dall'elegante colore blu!

Vedere una "perla" così bella dentro un contesto sociale così lasciato al suo destino lascia perplessi su come sia abbandonata a se stessa una grande fetta della Regione Sicilia.
Non voglio gettare "fango" (e qui il termine è quanto mai appropriato dato che parliamo di corsa campestre) sulla cittadinanza ma vedere tanto verde lasciato all'abbandono così come tante opere di edilizia incompiute come lo stesso impianto sportivo adiacente alla Pista di Atletica, ti lascia molto perplesso.

Possiamo fare lo stesso discorso anche per Palermo che vede cadere a pezzi il Palazzetto dello Sport da diversi anni e lo Stadio delle Palme che ha bisogno di urgente "lifting" (in primis il rifacimento del Manto - Tartan della Pista) non viene preso in considerazione tutt'oggi dai tecnici del Comune ma... si spera!
E sperando sperando una Città cade nella disperazione prima o poi...

Tornando al Cross di Mazzarino, la partecipazione alla gara che comprendeva sia le categorie dei giovanissimi oltre che quelle Assolute, ha visto parecchie defezioni.
Tra le tante, per il pericolo maltempo che imperversava l'Isola in quelle ore, l'assenza in blocco del CUS Palermo ha fatto la voce grossa, con i loro tanto atleti promettenti che optavano per un allenamento fatto "in casa" al posto del pettorale sulla canottiera.
Scelta discutibile o no e molto comprensibile per le categorie giovanili che non si mettono a rischio a bordo di un pullman nelle già disastrate strade siciliane, una gara si svolge in qualunque condizione meteo, avversa o non avversa che sia e se si riteneva di posticipare lo svolgimento della manifestazione andava deciso per tempo con un comunicato ufficiale.
Gli assenti perdono sempre, è la legge dello sport.

Marco ha tanta voglia di correre, la migliore delle
qualità che si possano avere per praticare questo sport
Obbiettivamente i miei occhi hanno visto situazioni meteo peggiori di queste e quando piove è risaputo che il disagio si moltiplica, tant'è che, con l'impianto in condizioni "embrionali", con la mancanza di acqua e servizi scarsi e assenti, non è stato facile restare in campo per qualche ora, tempo che in fin dei conti è stato parecchio clemente per le categorie giovanili che hanno potuto usufruire di un percorso di gara abbastanza asciutto.

Il percorso, ricavato nell'area verde dei prati retrostanti la Pista, è stato accuratamente pulito da ogni possibile pericolo di pietre o detriti, particolarmente tecnico con alcuni ostacoli di lieve entità, lunghi tratti tecnici ed un "muro verticale" di poche decine di metri da salire di slancio.
Un percorso da corsa campestre, mancava solo il fango ad arricchirne la tecnicità.

Il fango, per la prova degli Assoluti, non tarda ad arrivare.
Allo sparo che sanciva il "via" alla prova, quella con un maggior numero di partecipanti, iniziava a piovere incessantemente, tanto che i miei Occhiali da Sole Adidas Tycane Pro con Lenti Vario di intensità progressiva a seconda della luce del sole non servono più tanto era la condensa depositata... era l'introduzione ad una gara parecchio difficile.

Già al primo giro Hamad Bibi (Universitas Palermo), con le sue poco adatte scarpe A3 con suola liscia(!) scappa via da buon crossista che è.
Bibi nasce in Marocco e per buona parte della sua gioventù si allena in percorsi difficili come questi, prima di emigrare prima in Francia e poi a Palermo.
Cerco di resistere al suo forcing ma, come ogni anno, la storia si ripete: non sono adatto alle corse campestri!

Inizio a fare una fatica che è almeno doppia rispetto ai normali allenamenti su strada e mai riesco a comprenderne il motivo dato che ho dedicato le ultime tre settimane a preparare dignitosamente l'evento con allenamenti dedicati su percorso campestre dentro il Parco della Favorita...

Pensieri di frustrazione come questi, mentre sei immerso in piena concentrazione ad inseguire un avversario ed a fare da lepre ad altri cinque non ti possono passare per la testa, la tua unica motivazione è proseguire dritto e cercare di non accumulare troppo vantaggio.
Era il primo giro e Bibi correva solidamente in testa.

Speravo fosse un acquazzone da pochi minuti, ma era una illusione della mia mente dato che le nuvole lassù erano grige, pesanti e cariche d'acqua, in parole povere, non avrebbe più smesso di cadere acqua sulle nostre teste!

Il terreno si fa sempre più pesante e scivoloso ma resto concentrato e fiducioso indossando con me le fide scarpe chiodate da cross.
Ricordo bene il passato dei Trail e affondo con decisione il piede sul fango quando c'è rischio di scivolare seriamente e cerco di avere fiducia in me stesso pensando soltanto agli avversari.
Mi trovo in poco tempo ad essere affaticato ed inseguito da un buon numero di giovani atleti alleati distanti pochi metri.
La resistenza vien via quando il primo a raggiungermi con decisione è V. Iraci, seguito dal primordiale leader della corsa prima dell'affondo di Bibi, ovvero un pimpante S. Greco che al termine della prova giungerà secondo assoluto.

In quel momento pioveva a dirotto e cerco di difendere la posizione alla chiusura del secondo giro.
La tornata iniziava con delle curve ad "S" strette ed insidiose poste in discesa che non apparivano pericolose sul terreno morbido e asciutto.
Al terzo passaggio, nonostante i chiodi, tiro fuori tutta la mia dis-attitudine ed improvviso un lungo scivolone sul fango.

Gara finita.

Mi rialzo a seguito del conforto volante dei miei avversari, perdo il tempo necessario a capire cosa mi fosse accaduto e fortunatamente non avverto neanche un graffio.
Sono stato fortunato perchè in alcuni punti di quel rettilineo affiorava la dura roccia ed io ero atterrato sul morbido fango su di un lato, scivolando su tutta la gamba, braccia e mani.

Per pochi metri mastico qualche granello di terra, i guanti sono tutti imbrattati e riprendere a correre non è il massimo della vita ma guardo i piccoli atleti che mi fanno il tifo e cerco di mostrare loro l'esempio sportivo di come si può portare a termine lo stesso una corsa nonostante le avversità.

Dentro di me provo l'inseguimento ma da quel momento non riesco più ad avere confidenza con il tracciato e ad ogni tornata devo rallentare per non prendere troppi rischi, compromettendo ogni velleità agonistica.

Non smette mai di piovere ed il mio diretto avversario, Pafumi, non si allontana più di tanto nè si avvicina.
Fatico non poco e mi devo accontentare di una poco fortunata 7° posizione.

Una volta tagliato il traguardo trovo impedimento nella scarsità di servizi igienici ed improvviso una "sciacquata" alle gambe completamente  ricoperte di fango con una bottiglietta d'acqua lasciata per terra a metà.
Un pò come si fa nei casi più disperati riesco a darmi una sistemata e scappare prima che il tempo peggiori ulteriormente.
Bibi (ovviamente...) così come altri runners in gara scivolerà lamentando la pericolosità del percorso, ma quel che più importa è la sua vittoria ed il parziale primato della sua Società Sportiva, l'Universitas Palermo, dopo la prima prova.
Con l'assenza del CUS Palermo è quasi certa la vittoria finale del sodalizio palermitano ma si dovrà aspettare la seconda prova.
Considerato che la società catanese, la Monti Rossi Nicolosi avente pari punteggio, aveva schierato la totalità della sua formazione mentre l'Universitas annoverava assenze pesanti quella domenica come Lucio Cimò, la classifica finale come detto è ormai scritta a meno di clamorose sorprese.

A Palermo prima o poi il sole splende sempre... Totò Liga lo riconoscete?
Intanto, superato il periodo di freddo e pioggia, in Sicilia torna a splendere il sole e se non devo crucciarmi di qualche sconfitta posso farlo durante i cross che personalmente non mi servono ad altro che esercitare tanto piedi, caviglie e tecnica di corsa.

I giorni successivi, nonostante gli indurimenti muscolari, correvo con molta forza più che agilità, tant'è che al mercoledì pagavo dazio sentendomi molto "scarico" a livello muscolare.
Gli allenamenti svolti dentro la morbida pineta, seppur mossi e difficili, come un medio di 45 minuti corso sul piede dei 3'27"/Km e con progressione finale, mi avevano dato false speranze perchè correre su terreni molli e scivolosi è tutta un'altra storia.

La prossima tappa sarà Piazza Armerina giorno 5 febbraio e confesso che avrei voluto correre lontano dalla Sicilia, ma problemi familiari mi hanno costretto a rimanere in sede.
Poco male, ci sarà da divertirsi lo stesso, sperando che il sole continui a splendere e che ci possa essere meno fanghiglia :-)
Piazza Armerina vedeva i miei esordi da juniores/promessa ai primi anni di vera atletica.

Credo proprio che correre in quei posti, cosa che non accade da più di un decennio, risveglierà in me antichi ricordi e fortissime emozioni!

sabato 7 gennaio 2017

Adidas Energy Boost 3 - La Leggenda Continua!

Tranquilli, è sempre lei, soltanto ridisegnata ;-)
Non sarà la notizia più fresca, (è da poche settimane in uscita la "tutta nuova" Supernova 2017), ma la Energy Boost fa parlare sempre di se.
Ad oltre tre anni dal lancio, ben poche sono state le modifiche apportate e tutte incentrate sulla tanto discussa tomaia che oggi è ancor più sottile, leggera ed elastica.

Energy è stato il primo modello a svelare al pubblico dei runners mondiali l'intersuola in Boost, che in fondo è stata il faro rivoluzionario per molti altri brand che hanno subito intuito che si doveva andare oltre il concetto di ammortizzazione inteso come un mix di soluzioni varie, immerse sempre e comunque nell'ormai superato "EVA".

Boost, con la sua semplicità e genialità innovativa, ha permesso ad Adidas di offrire per tutta la lunghezza dell'intersuola, in modo omogeneo, reattività ed ammortizzamento, senza passare in punti di transizione (dove i presidi in gomma, gel, gas, liquidi viscosi fossero assenti) meno supportati ed offrendo una resistenza allo schiacciamento dei chilometri insuperabile, oltre all'indeformabilità agli agenti atmosferici con temperature di utilizzo ottimali che vanno dai +40 °C ai -20° C.

Come ogni innovazione, abbiamo dovuto fare i conti con una fase adattativa, ma oggi non posso più fare a meno di correre con una scarpa che non adotti Boost nell'intersuola e, soprattutto, a beneficiarne, sono state le scarpe di categoria "racing", diventate più morbide e protettive nel complesso, come la Energy 3.

Energy Boost 3 sarà confermata anche per la Primavera - Estate del 2017 con le stesse caratteristiche qui esposte di seguito: vediamo quali sono le novità!

TOMAIA:

Dettaglio della Tomaia in avampiede, sottilissima a tal punto da doverla
"proteggere" con del TPU, pochi anni fa non sapevano realizzare tomaie
così sottili e resistenti
Al pari del profilo dell'intersuola, ormai l'icona di Adidas associata all'introduzione di Boost, la Tomaia per questo modello in particolare ha avuto svariate versioni ed aggiornamento, tutti improntati alla riduzione del peso, alla traspirabilità ed alla leggerezza.
In quest'ultima versione (che comunque non sposa il Primeknit, altra rivoluzione made in Adidas che riguarda la tomaia a pezzo unico, assolutamente priva di cuciture e realizzata da un plotter digitale "che fa a maglia"), la tomaia è stata ulteriormente assottigliata, lasciando inalterata la prerogativa di non apportare cuciture interne (essendo un pezzo unico) e mantenendo l'originale effetto aderente come una maglia a compressione.
La maggiore morbidezza consente, quindi, nel non avere più fastidio nella calzata se si sceglie la misura usualmente utilizzata per un modello con tomaia "regular fit".

Dalle foto mostrate è facile notare le lievi ma significative differenze che si notano dalla silhouette della scarpa, volutamente affusolata al lancio, che oggi non arreca più significativi problemi.
Gli inserti stampati in gomma/TPU non fanno altro che irrobustire la tomaia nei punti di maggior usura e sfregamento durante l'azione di corsa che comporta piegamento, di derivazione oserei dire "calcistica" per quanto riesco ad avvertire un elevato grip al tatto.

Non sarà una novità assoluta, ma concettualmente l'idea di utilizzare una tomaia aderente ha preso campo anche con le Sneakers, calzature di derivazione sportiva che eccellono per originalità, moda e comodità di utilizzo, ed oggi anche per l'innovazione dei materiali utilizzata al pari dei modelli Adizero Running.
Non nascondo, comunque, che adoro indossare la Energy Boost anche a fine allenamento con la tomaia completamente slacciata, al pari della Ultra Boost: restano saldamente aderenti al piede ed offrono un comfort che da sollievo dopo la lunga fatica!
La conchiglia tallonare tanto discussa: aumenta la
stabilità migliorando l'esperienza di corsa

La conchiglia sul tallone è stata arricchita di un elemento plastico trasparente leggero e maggiormente stabilizzante: la stessa soluzione è stata attuata con il nuovissimo modello Supernova 2017 che quanto prima recensirò su questo blog.

Energy Boost rappresenta un corretto esercizio di pulizia nelle linee e nel design, senza utilizzare troppi fronzoli.

L'allacciatura è la classica con lacci, ma come detto si può tranquillamente tenere al piede senza in quanto la tomaia elastica aderisce come un guanto.
Consiglio normalmente, specie per chi ha un piede a pianta larga, di utilizzarla inizialmente con una allacciatura leggera, senza stringerla troppo al piede.
Ogni dettaglio aiuta a migliorare la propria corsa ed avere il piede libero senza sentirlo affaticato è il primo passo verso i propri successi.

Il collo rialzato, infine, ormai applicato a tutta la gamma running della categoria A3 - A4 (scarpe da running per il fondo lungo - medio giornaliero) non è più una novità ma una piacevole conferma anche su questo modello che nella parte posteriore del tallone e del tendine d'achille, si poggia sofficemente donando ulteriore comfort.

INTERSUOLA:
La celebre intersuola della Energy Boost non ha bisogno di presentazioni ed in questi anni, dal suo lancio Mondiale, non ha mai subito alcuna modifica.
In quest'ultimo modello, la scarpa, quindi, si presenta globalmente alleggerita per merito della tomaia raggiungendo un peso di 310 gr (per la misura media di 42 e 2/3 EUR) il che la colloca tra le "ammortizzate reattive" ed un drop tra tallone ed avampiede di 10 cm, quindi molto improntato alla spinta.

D'altronde chi utilizza da anni questa scarpa, ormai conosce ampiamente pregi e difetti della stessa.
L'effetto - molla di spinta in avanti al primo impatto spiazza un pò, ma uscita dopo uscita ne resti piacevolmente attratto e riesci anche ad avere l'impressione di fare meno fatica nel correre.

Tutto ciò è merito della proverbiale leggerezza che la rende una "ibrida" da gara o da allenamento veloce ricco di cambi di ritmo o per salite continue, ovvero quando serve avere ai piedi una scarpa protettiva per lunghe distanze ma anche sufficientemente leggera da non sentirne il peso.
Boost su tutta la lunghezza dell'intersuola, per una corsa fluida
In questi anni ho potuto, quindi constatarne il successo avuto come scarpa da Maratona per la media degli utenti che si aggirano tra le 3h e le 4h30' circa e per chi pratica corsa in Montagna (intesa come sentieri vertical, in quanto la suola è stata ideata esclusivamente per la strada asfaltata e non riuscirebbe a tenere lo stress di trail fangosi e scivolosi).

Personalmente, quando sento la necessità di scrollarmi di dosso quei 30 grammi in più della Supernova Glide, perchè devo correre un finale su una lunga salita, o devo correre un lungo collinare impegnativo, oppure un allenamento di Fartlek variato su strada, allora opto per le Energy Boost, che ti aiutano anche durante l'estate quando sudare le scarpe all'estremo è molto facile in posti umidi come in Sicilia.

Insomma, tutto ciò che aiuta a ridurre il peso della scarpa per un runner è sempre ben accetto ed Energy Boost 3 lo fa, pur permettendoti correre un alto chilometraggio giornaliero!

Tra la gamma di scarpe della categoria Massimo Ammortizzamento di Adidas, infatti, la Energy si colloca infatti tra le meno ammortizzate, rispetto alla Supernova oppure alla Ultra Boost.
Inoltre è anche la più reattiva rispetto agli altri due modelli sopra citati, pur non potendola accostare ad una Intermedia vera e propria come la Adizero Boston, altra gamma, ideata per essere utilizzata solo in gara.

Bello avere una scarpa tuttofare che sappia passare da un allenamento di fondo molto "allegro" a delle ripetute in Pista molto veloci o delle salite con il cuore in gola :-)

La voglia che ebbe Adidas di presentare la forza reattiva e propulsiva di Boost si incarna in questa prima ideazione che oggi continua a mietere successi!

SUOLA:

Pochi dettagli modificati nella suola
ridisegnata, stesso Torsion System
La suola ha avuto poche differenze sostanziali e restano sostanzialmente le stesse applicate, senza lasciare al caso le principali caratteristiche quali la leggerezza (la suola è intagliata con diversi fori che svelano il Boost applicato direttamente ad essa), l'elasticità ed il grip adatto alle corse su strada e leggero sterrato.

Purtroppo tutt'ora non viene scelta la Gomma Continental come negli altri modelli, ma Adidas non ha mai tradito i propri affezionati runners con nessun dettaglio di scarsa qualità e posso ampiamente garantire che questa suola in gomma Adiwear al carbonio, pur essendo tradizionale, il suo lavoro (pesante) lo farà bene per tutta la durata della calzatura.

La differenza con la Gomma Continental è nella normale usura che avviene comunque regolarmente in entrambi i casi: di solito avverto nella Continental una usura con un effetto stratificato (come se si sfogliasse un leggero film di volta in volta) e penso di avvertirla un po più rigida e resistente nel tempo, ma non è poi così marcata tale differenza.

IMPRESSIONI FINALI:

Non c'è molto altro da dire, il modello di per se non è nuovo ma è stato migliorato nei dettagli più estremi come la tomaia, adesso più confortevole in avampiede.
Probabilmente si potrà sentire un po più rigida la zona tallonare ed i puristi della prima versione, molto libera ed elastica storceranno il naso, ma tutto questo mi fa sentire la nuova Energy più stabile e domata in esuberanza.

Energy Boost, inimitabile!
Scarpa ovviamente adatta ad un pubblico di runners molto ampio che abbia ambizioni di classifica, dalla 10K fino alla Maratona, prevalentemente per pesi leggeri fino ai 70 Kg.

Energy Boost ha rivoluzionato il mercato delle scarpe da running introducendo una scarpa con intersuola di nuova generazione, molto elastica, versatile ed adatta ad ogni ritmo di corsa.
Essendo una scarpa molto leggera e più sottile di altre maggiormente protette non può essere utilizzata per ritmi molto blandi e da persone dal peso eccessivo, per quelle esistono modelli per iniziare con maggiore sicurezza e ben protetti come la Supernova 2017 o la Ultra Boost.

Energy resta comunque una icona del nuovo modo di vedere la realtà costruttiva delle scarpe da corsa, basate da decenni su presidi ammortizzanti immersi nella vecchia mescola in EVA, oggi più che mai icona tecnologica del meglio che Adidas possa offrire ai piedi dei Runners!

giovedì 29 dicembre 2016

Mezza Maratona di Cittadella - Dare il Massimo è stato come Vincere!

100m finali all'arrivo, manifestazione curata in ogni dettaglio!
Cittadella (PD) - 18 dicembre

E' appena passato un weekend che è un tuffo nel passato e grazie al coraggio di "buttarmi nella mischia" sono riuscito a dare una svolta positiva ad una annata comunque difficile ma volta alla ripresa...
Il Veneto si dimostra Regione Top come organizzazione, logistica ed accoglienza nei riguardi di noi podisti, oltre che cura nei dettagli.

Basti pensare che, in una giornata dove il freddo e le gelate su strada erano una insidia ad ogni curva, non mancava il sale presente nei punti a maggior rischio sulle strade, oltre le decine di volontari pronti a segnalare ogni minima difficoltà di un percorso comunque velocissimo e piatto anche se ricco di curve, mai strette o difficili che potevano frenarti.

Trovare un "NO" secco da parte degli stessi organizzatori che non accettavano l'idea di invitare nessun atleta, ma bensì utilizzare i proventi dell'iscrizione per beneficienza.
Trovare una valanga di beni di ogni tipologia nel pacco gara ripagava ampiamente il costo dell'iscrizione (mentalità comunque sbagliata del runner medio che deve anche contare i costi che l'organizzazione sostiene per garantire le presenze di volontari, ambulanze, chiusura percorso, pettorali, chip e quant'altro).
Il meccanismo è semplice ma mai applicato: se offri tutto quello che i vari sponsor ti mettono a disposizione, investendo sulla soddisfazione dei vari podisti presenti in un clima pre-natalizio, ottieni ampi consensi.
Oltretutto, premi di categoria ancor più abbondanti, per far felici in tanti che hanno impiegato uno sforzo da Primato Personale (in tanti lo hanno realizzato grazie al percorso veloce ed alla giornata dal blu splendente in cielo), ed un tocco di galanteria offrendo una rosa ad ogni donna presente sul palco a premiazione.

I dettagli contano, quando si investe sulle persone...

Personalmente, è da molto tempo che investo principalmente sulle persone e non sulle opportunità.
A volte è limitativo e "non ci guadagni come potresti" ma sinceramente rafforzare un legame val più di un pugno di denari.

Volare in Veneto, quindi, è stato come volare nel passato e trovare gli amici che non vedi da circa un anno, un tempo in cui molte cose sono cambiate nella mia vita.
Raccontarsi e rivedersi, oltre che gareggiare insieme, in fondo in fondo, ci rende ancora più forti e più giovani di quello che non siamo più e, oltre a raccontare del passato, si parla molto bene del presente e dei propositi futuri :-)

Mi mancano soltanto alcune gare veramente competitive come i Campionati Italiani di Corsa su Strada, ma penso che potrò fare ancora meglio di come si sta chiudendo questo 2016.

Cittadella al mattino si presenta gelata ma il cielo azzurro promette spettacolo.
Al ritiro dei pettorali, vista l'entità del Montepremi si presentano un paio di keniani, ma sarà dura contrastare la stella già affermata Faniel Eyob, un bravo ragazzo di origini eritree, cittadino italiano già da tempo.

La manifestazione abbraccia infatti il giovane Campioncino, autore di un ottimo risultato alla Maratona di Firenze poche settimane prima, cogliendo un ottimo terzo posto in 2h15'39".
Con Fabio Bernardi, Veneto Doc ma dal cuore caldo che odia il freddo, proviamo a riscaldarci.
Se da un lato sono molto felice di non riuscire a sudare (sembra incredibile, ma ci riesco ad ogni temperatura ahimè!), riscaldando il mio corpo comunque adeguatamente, i piedi per entrambi si gelano a tal punto da non sentirli più per l'intera giornata.
Sentire "sbattere" i piedi durante la gara di certo non aiuta l'efficienza motoria e l'economia di corsa...

L'efficientissima organizzazione apre le porte alle Mura di Cittadella, un qualcosa di meraviglioso, simbolo della manifestazione, perchè si passa nel finale lungo le Mura stesse, attraversando il torrente tutto attorno, ciò che doveva essere una fortezza secoli or sono.
(Link tratto dal Sito Internet del Comune di Cittadella, molto interessante).

Lo start apre le danze puntualmente e mi sento molto attivo tanto che prendo facilmente posizione in testa, di modo da passare con facilità la stretta via che lascia la Città muraria.
Un veloce saluto a "Yob", con i miei migliori auguri (e lui ricambierà, vincendo!) ed inizia la nostra gara, quella del secondo gruppetto degli inseguitori.

Per completezza, con un coraggio sinonimo di ottima ripresa, resterà a lungo con la testa della corsa anche il giovane Michele Belluschi, giovane lombardo ripresosi da un infortunio quest'anno ed autore di 1h07'29" corso quasi interamente in solitaria.

Lasciato il centro abitato, quindi, ci si proietta immediatamente nelle splendide campagne venete, passando per qualche frazione dalle parti di Padova.
I piedi non li sento nemmeno a stimolarli, purtroppo le lunghe estremità mi danneggiano, almeno le mani si riscaldano appena e non mi arrecano alcun fastidio.
Nonostante questo dettaglio, mi sento carico di energie e mi trovo a lungo davanti al gruppetto, formato da tanti volti noti quali Bernardi (ovviamente), Pasetto ed altri forti atleti locali.

Con l'inossidabile Fabio Bernardi :-)
I primi chilometri scorrono molto rapidamente, oltretutto sento che il ritmo intorno i 3'20"/Km è agevole e mi trovo spesso con la gamba avanti o affiancato ad un altro atleta, ma celato dietro i miei occhiali da sole rosso acceso, Adidas Sport Eyewear Zonyk Pro, in tinta con lo spirito natalizio e la divisa adizero, mi mostro impassibile.

Essendo in tanti, circa in sei, è facile darsi dei cambi e così man mano che scorrono i chilometri e le curve, si pone con decisione avanti un runner molto convinto dei suoi mezzi, F. Girardelli, della Società Quercia Trentingrana che annovera a se tutti forti atleti.
Il ritmo inizia a calare e si pone intorno i 3'18"/Km, costantemente e nel contempo inizio ad avvertire sempre più fatica e sempre più rapidamente.
Il forcing dell'avversario sgrana il gruppetto che si mette ad inseguire in lunga fila indiana ed il primo ad esserne vittima sono proprio io!

Da lontano, sofferente, scorgo andare via Girardelli, Pasetto e Bernardi e non ho il tempo di chiedermi cosa mi sta accadendo, dato che pochi chilometri prima correvo in modo eccellente.
Purtroppo la vita carica di stress e le notti con scarso riposo non fanno altro che lasciare tracce nel tuo organismo e non fa altro che ripetersi un episodio accaduto in allenamento, quando inizio a staccarmi improvvisamente durante un medio di 40 minuti...

Come quando accade che un granello di sabbia incontra un aspirapolvere, mi trovo in fondo al gruppetto e resto attaccato con tutte le mie forze, colpito in pieno dalla crisi.
Capisco che da quel momento in poi saranno 10 chilometri di completa sofferenza, e penso che sono lì per questo e che ho lasciato a casa la famiglia e, senza fare troppe storie, mi concentro sul passo e sull'economia di corsa cercando di non staccarmi dall'ultimo atleta disponibile.

A quel punto, visto il terzetto dei migliori allontanarsi lentamente, trovo nel ritmo dei 3'23"/Km circa maggiore relax e piano piano esco dalla crisi fulminante.
Mi trovo con altri due atleti ad inseguirne a circa 30 - 40 metri un altro, tutto solo al disperato inseguimento dei più forti Girardelli, Pasetto e Bernardi.

Quell'atleta tutto solo diventa banalmente una lepre che stimola tutti nel cercare di raggiungerlo, senza mollare un singolo metro e, una volta ripresomi, cerco comunque di collaborare.
In realtà di energie ne ho davvero poche e nessuno riesce ad avvicinarsi all'atleta in fuga solitaria, Giorgio Dell'Osta.

Questo ragazzo tutto solo per quasi 10 chilometri dimostra di avere una forza d'animo sorprendente perchè mai si volta e mai rallenta di un solo attimo pur sapendo di essere una preda.
A conti fatti la mia debolezza non mi aiuta a reagire e corro tutto il tempo sulla difensiva ma resto lì, anche quando mancano solo tre chilometri all'arrivo.

Alle mie spalle chilometri di strada piatta, gente accogliente e panorami sempre aperti.

In quel momento i pensieri cambiano e se hai una minuscola stilla di forze provi comunque ad attaccare.
Mi gira la testa, forse è l'aria troppo gelida a cui non sono abituato ma resto sempre molto concentrato a non mollare un attimo, sempre sul piede dei 3'23".
In realtà in quegli attimi vorrei mollare, mi sento già parecchio stanco...

Il terzetto avanti, alla fine mi mollerà una cinquantina di secondi, ovvero un cambio di ritmo situato sui 3'17"/Km circa, troppo per me quella domenica.
Quando mancano due chilometri la situazione è sempre la stessa, in tre ad inseguire Dell'Osta vicino a trenta metri.
Nessuno è in grado di avvicinarlo, men che meno io...

Podio di Categoria, nella realtà è fuori da questa speciale premiazione il
primo M35, Girardelli, giunto 5° assoluto
Ed invece, sorprendentemente, a schiacciare la monotona piattezza del percorso, giunge una lunga discesa che fa il pari ad altrettanta salita che mi chiama ad essere un trampolino di lancio.

Mi butto a metà discesa, non riesco a resistere all'invito, e soffro ancor di più ma Dell'Osta lo riprendo, dopo un inseguimento di circa nove interminabili chilometri.
Le mura di Cittadella si visualizzano ai nostri occhi quando Giorgio mi saluta per nome mostrando ancora freschezza ed io, con un mugugno di stanchezza (il più simpatico possibile) rispondo al saluto attaccandolo!

In realtà l'attacco in questione è un atto di follìa, sperando di trainare sia me che lui lontano dagli altri avversari e vicino il più possibile al cronometro finale, ma una volta entrati dentro la "Cittadella" ed usciti nuovamente da una porticciola piccola e stretta, corriamo a costeggiare le lunghe mura, in un rettilineo di solo sterrato.

I miei piedi ormai dolenti ed inesistenti affondano in quello sterratino e lasciano andare Dell'Osta che mi stacca definitivamente.
La volata finale la faccio per me e per il pubblico ma alla fine il cronometro segna 1h10'42", nono posto finale ed, in fondo, tutti contenti.
Fabio Bernardi conclude al sesto posto in 1h09'49" che non è male per il suo periodo fuori dalle gare, sempre in ottimo stile.

La fatica è stata molta, lo confesso, ma il cronometro premia i miei sforzi ed i primi sei mesi della gestione Liga che, con la sua incrollabile dedizione a questo sport, mi sta rilanciando sui binari della competitività.

Il bicchiere è mezzo pieno e va visto con l'ottimismo di chi sa che da poco tempo questo bicchiere è tornato riempito a metà.
La mia vita, come detto, è felicemente cambiata ma tutto questo non può far altro che rendermi un runner più consapevole dei propri limiti e che su quelli deve continuare a lavorare per fare meglio.
Non sono più un ragazzino ma con l'entusiasmo di quel ragazzino che ero quando avevo diciotto anni chiudo in positivo questo 2016 e riapro un anno 2017 carico di nuove aspettative e belle corse in giro per l'Italia e la Sicilia.

Correre è il più bel viaggio, puoi conoscere nuovi posti e ritrovare vecchi amici.
Oggi, con l'impegno mentale di ieri, posso ancora raccontare molte nuove storie.

Auguro a tutti un felice anno 2017, e se in salute vuol dire che starete continuando a correre!

(Ringrazio per le foto prese da Social i rispettivi autori, un doveroso ringraziamento a tutti gli amici sempre vicini come una famiglia, in Veneto :-)

mercoledì 7 dicembre 2016

Perchè l'infortunio arriva sempre sul più bello?

Saper arrivare al traguardo in allegria è frutto di sagge scelte ;-)
Disclaimer: NON mi sono infortunato ;-)

Questa volta mi va di interrompere la solita routine dei racconti e degli allenamenti che da qualche settimana/mese stanno andando sempre meglio.
Sento maggiore confidenza con la fatica, spesso gli sforzi vengono premiati, il lavoro in gruppo porta i suoi frutti e vorrei allenarmi anche di più inserendo qualche seduta mattutina che per adesso è difficile da svolgere.
Tutto sembra filare liscio ed è in questo momento che molto spesso nella vita di un runner, arriva la mano pesante dell'infortunio a far crollare tutto il castello di sabbia che hai faticosamente costruito.

Già, perchè scorrendo indietro negli anni, sarà un caso, eppure ho sempre dovuto interrompere le corse e gli allenamenti sempre sul più bello, e spesso è stato un duro colpo dovermi fermare perchè le occasioni perse non erano di poco conto (come la wild card persa per la Maratona di Chicago del 2012...).

In fondo è semplice capirne il motivo, un runner non vuole fermarsi mai e per nessuna ragione.
Tant'è che esistono quelle persone che se vengono stregate dagli effetti benefico/agonistici del podismo, non arrestano il loro avanzare nemmeno quando il proprio fisico inizia da giorni o da settimane a lanciare chiari segnali di tregua o di stop.
Capita, molto spesso ed è capitato anche a me quando ero poco più che ventenne, che continui ad allenarti ed a correre per testardaggine finchè il dolore diventa insopportabile ed a quel punto non c'è più nulla da fare: il pallottoliere delle settimane e dei mesi calcolerà l'indefinito periodo di stop...

Arrivare a dover ricorrere ad una operazione chirurgica è sempre più frequente nel mondo podistico e capita molto spesso a chi, ormai non più tanto giovane, si fa prendere la mano facilmente nei primi anni di attività una volta scoperta la magia di questo sport.

Oggi mi ritengo fortunato, dopo una incalcolabile mole di chilometri devoti alla distanza regina della Maratona, a non aver ricorso ad alcun intervento chirurgico, anche se qualche volta l'opzione venne sfiorata, preso dallo sconforto di un problema fisico che non passava davvero MAI...

Ed invece la parola MAI (il mai irrisolvibile nell'apparenza) non esiste se sai resistere tanto tempo senza correre, ma questo aspetto fra poco lo chiarirò.

Penso che in fondo il nostro destino sia scritto e che non tutti siano portati fisicamente per la corsa, perchè è uno degli sport non di contatto in assoluto più deleteri e degenerativi che possano esistere.
Sono convinto, infatti, di aver ricevuto un fisico davvero resistente perchè per quanti sforzi e sacrifici sia riuscito a superare, non ho mai avvicinato il "punto di rottura", pur avendolo sfidato molto spesso in giovane età con irrisoria quanto incosciente arroganza.
Quando non ti risparmi mai in allenamento o in gara, è facile accumulare stress su stress ed il ripetuto impatto sul terreno, indipendentemente dalla qualità delle proprie scarpe da corsa, a lungo termine presenta il conto...

Il nostro corpo, purtroppo, a causa di atteggiamenti posturali sbagliati che si sviluppano nel corso degli anni, seppur si possa cercare di correggerli con esercizi adatti (molto spesso pochi, sacrificanti ed efficaci), non sarà mai simmetrico e quindi caricheremo maggiormente su un arto anzichè sull'altro, provocando enormi squilibri.
Basti pensare che quando corriamo, scarichiamo a terra ben tre volte il nostro peso corporeo in energia di spinta...

Molto spesso capita che pensiamo di risolvere un problema fisico agendo sul dolore diretto quando invece la natura di quel dolore è posturale e viene da lontano.
In quei casi la lista di accertamenti diagnostici non finisce più e la confusione sale in cattedra, scoraggiando i nostri intenti...
Per esperienza non è semplice capirne qualcosa, ma non si deve perdere mai la visione positiva ed ottimistica di un quadro generale che è la sommatoria di tanti disequilibri generatisi in silenzio nel corso della nostra vita.
E non è detto che non possano convivere serenamente tutti insieme aiutandoci a convivere con il nostro sano sport ancora per molto tempo.

Per esempio, quando insieme al dolore fisso sul bicipite femorale destro scoprii di avere un eccessivo squilibrio del bacino, il mio mondo crollò...
Eppure ancora oggi, nonostante gli esercizi posturali, sicuramente quel bacino non si è allineato, resta sempre squilibrato e corro comunque come sempre ho fatto, senza patire grossi problemi meccanici.

Non saprei se rivolgersi ad un bravo chiropratico o ad un bravo osteopata risolva tutti i problemi della propria esistenza, perchè alla lunga non ho mai trovato tangenti testimonianze di chiaro ed effettivo benessere, oltre ad un incremento prestazionale...
Il vero osteopata, infatti, è il Tempo e la dedizione rivolta alla cura del proprio corpo con semplici e funzionali esercizi di allungamento posturale (si lo so, sono ripetitivo ma l'efficacia si nasconde in pochi e concreti gesti quotidiani).
Si deduce che (causa anche mio scetticismo perchè gli osteopati bravi si conteranno sulle punta delle dita in tutto il Mondo) non mi sia rivolto mai a simili pratiche, oltretutto molto rischiose se viene sbagliata la manovra.

Chi mi segue da tempo, inoltre, sa bene che ormai il mio parere rivolto all'utilizzo di plantari personalizzati è nel non andare ad acquistarli perchè a conti fatti un reale beneficio tale tipo di plantari non lo ha mai dato a nessuno (forse, a meno che non si abbiano seri ed evidenti problemi posturali)...
Infatti non mi è stato mai chiaro perchè il calcolo dell'appoggio non viene eseguito con l'azione di corsa oltre che stando fermi sul posto...
E' evidente che l'azione di corsa è tutta un'altra cosa rispetto a quando si resta statici su una pedana e se il plantare viene disegnato in base al solo parametro statico qualche dubbio ulteriore me lo da sull'effettiva utilità sportiva.
Piuttosto, fare attenzione alle pratiche quotidiane come la postura sul divano, stare dritti sulla sedia in ufficio, non tenere il portafogli sulla tasca posteriore dei propri jeans o altro, è il modo migliore per dare longevità al nostro sport.

A tal proposito, sempre con la dovuta gradualità, risultano più utili i cari e vecchi esercizi di andature che rafforzano i piedi in maniera straordinaria: data la loro varietà possono essere inseriti al posto di un allenamento specifico e donano un sano divertimento oltre che sono di grande efficacia per migliorare la forza e la resistenza agli infortuni.
Un piede debole comporta una corsa debole che scarica tutti i problemi da qualche altra parte nel proprio corpo, ed è un peccato che vengano sistematicamente abbandonati dalla più giovane età adolescenziale in poi, a meno che non ci sia l'occhio attento del proprio allenatore nel sollecitarli.

A proposito di allenatore: di veri atleti che nella propria carriera siano riusciti ad allenare se stessi ne ho visto per davvero pochi, e si è sempre trattato di gente molto in gamba e con un carattere ben stabile ed equilibrato, ovvero gente di successo nello sport.
L'allenamento "fai da te" ha in tarda età indubbi vantaggi, in primis la gestione del poco tempo a disposizione che si ha per andare a correre, senza stare appresso a tabelle, appuntamenti ed obblighi morali con chi ti segue, ma molto spesso non si trova la giusta soluzione allenante.

Facendo il mio esempio, riconosco il fatto che non saprei allenarmi da solo in quanto, pur essendo un tipo solitario, non riesco a saper equilibrare gli allenamenti fatti su me stesso e tendo ad esagerare, pretendendo troppo.
Di conseguenza potrebbe capitare che molto spesso terminerei l'allenamento prima del previsto con evidente scoraggiamento e confusione.
Mi chiederei se avrei preteso troppo dalla giornata o se ero troppo esigente, generando confusione.
Essere giuria e giudice non aiuta, ecco perchè serve la voce imperante dall'esterno di un Coach, competente, che almeno ti sappia instradare sulla via più equilibrata.
Oltretutto, almeno dentro di me, sapere che devi portare a compimento un obiettivo, diciamo "imposto" da un allenatore, è fonte di enorme stimolo ed è stato così sempre, sin da quando ho iniziato prendere sul serio questo sport, sarebbe difficile oggi cambiare questo tipo di mentalità.
Infine, è innegabile, è un grosso vantaggio allenarsi in gruppo, ne beneficiano tutti e ti diverti di più, alla lunga correre da solo aliena te stesso ed appanna i tuoi obiettivi agonistici.

Per ultimo, dedicato a chi si scoraggia facilmente o abbandona ogni speranza, posso raccontare brevemente le mie esperienze con infortuni più o meno cronici che mai e poi passavano, e parlo di problemi che durano oltre un anno...
Credo di poter affermare che solo in questi casi estremi il massaggio sportivo sia stato efficace, ma devi anche saper trovare la persona brava e dedita che si sa applicare.
Troppo spesso ho sentito parlare di pratiche terapeutiche applicate laddove non ve n'era bisogno (leggi l'abuso della Tecar Terapia), e mi dispiace perchè quando l'infortunio ti scoraggia e ti butta giù è facile accettare la possibilità di poter sprecare denaro per tentativi che si rivelano inutili.

Purtroppo, a conti fatti, quando il dolore persiste nella sua fase acuta o il danno è recente ed appare di difficile risoluzione, nulla e ripeto nulla ti aiuterà a risolverlo nel breve periodo.
Il tempo in questi casi è l'unica soluzione, che aiuta a riparare il disastro fatto poco alla volta e si deve avere così tanta pazienza che è difficile immaginarla.
In un paio di infortuni per me è andata così, sembrava non si risolvessero mai, eppure il peggio è passato, avendo pazienza, quando ormai avevo perso le speranze.
Non è stato facile sopportare il fatto di stare tanti mesi fermo senza la parvenza di un miglioramento, ma se oggi non avverto più alcun fastidio è perchè non ho caricato sulla struttura quando il segnale infiammatorio era più che evidente.

Ovviamente quando si è recidivi e quando un'ecografia unita alla corretta interpretazione di un bravo medico evidenziano che sulla muscolatura o sul tendine sono presenti lesioni ripetute e cicatrici figlie di ripetuti traumi (come nel caso di continue contratture che provocano infiammazioni ed allungamenti dolorosi, o peggio uno strappo muscolare), è chiaro che una volta guariti, si dovrà fare molta attenzione e cambiare la preparazione atletica finalizzata al rafforzamento generale della struttura attorno alla zona indebolita.
Solo così, nel tempo si potrà tornare a correre con la massima serenità.

Ecco qual'è il motivo che ti porta al facile infortunio: esagerare e pretendere troppo da se stessi, quando si sta bene e quando si è lanciati verso risultati entusiasmanti.
La soluzione è semplice: gestire con la massima serenità il periodo positivo e non lasciarsi prendere troppo dall'entusiasmo: se solo sapessimo moderare l'intensità degli allenamenti e correre con una marcia in meno, riservando solo il meglio in gara, saremmo tutti dei runners provetti che sanno tirare fuori il meglio di noi stessi.
In questa sede parla un atleta che non si è mai risparmiato e che quando sta bene prova ad applicare queste teorie ma invece di scalare una marcia preferisce scalarne mezza...

Che sia Maratona o 1.500m su pista non esiste disciplina podistica di minore stress o rischio infortunio, l'unica differenza è la rapidità del logorìo fisico che ne determina tale disciplina, ma quando dai tutto te stesso per un periodo prolungato è facile cadere in un periodo infelice.

D'altronde chi corre a lungo deve essere una persona paziente per avere successo :-)

(N.B. il presente post è frutto di tanta esperienza accumulata negli anni e della mia personale interpretazione che penso possa essere d'aiuto ed ispirazione a chi si approcci alla corsa e niente altro)

NEW YORK CITY MARATHON 2010 (Foto Podisti.net)

NEW YORK CITY MARATHON 2010 (Foto Podisti.net)
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